• Lili Lissone 20-04-2013 (diversa dalla Lily di via San Rocco 63)

    Sabato mattina e ho una gran voglia di un bel massaggio rilassante; nonostante la Lisa a Lissone sia la mia primissima scelta quando decido di "scaricarmi" dallo stress e dalla noia di una settimana intera di lavoro, devo purtroppo convenire che in fatto di "massaggio" puro e semplice, non è gran che portata.
    La dolcissima Lisa ha tante, anzi tantissime doti, ma quella della manipolazione a scopo rilassante non è fra le sue migliori capacità.
    Siccome sono nella condizione di aver veramente bisogno di una sistemata alla schiena, mi ricordo che la Luna che opera proprio di fronte alla Lisa, pur mancando di tutte le attrattive che la mia solerte e abituale infermierina mi elargisce, è invece particolarmente brava nel sistemarmi la schiena.
    Nonostante la sua frequentazione sia da ritenersi "fortemente" pericolosa data la vicinanza del suo "studio" con quello della connazionale, e pertanto il rischio di sgamo è particolarmente alto, opto per farle ugualmente una visita stile James Bond, o per meglio dire tipo "Commissario LoGatto in procedura di pedinamento stretto".
    Mi presento sotto casa e chiamo la "smistatrice" (non c'è dubbio al riguardo che non risponda lei stessa al numero pubblicizzato 3337283255, visto la sua poca dimestichezza con la lingua del bel paese) per farmi confermare che è libera al momento. Piove come se stesse per scatenarsi il diluvio universale, e sotto lo scroscio imponente d'acqua che si riversa nella via, mi viene accordato l'ingresso al portone.
    Prendo come di consueto la prima porticina a sinistra e salgo l'androne delle scale fino al primo piano.
    Sgocciolo come fossi una sardina appena estratta dalla scatoletta e sicuramente non devo avere un aspetto gran che appetibile. Sono letteralmente zuppo dalle ginocchia in giù, ma per fortuna l'ombrello d'emergenza che tengo sempre in macchina ha fatto il suo dovere.
    Se in questo momento dovesse affacciarsi l'inquilino del ballatoio di fronte, sicuramente mi cristonerebbe dietro per aver portato dentro una tale quantità di umidità.
    Come dicevo, sto li sul pianerottolo cercando in qualche modo di far sgocciolare l'acqua il più possibile dalla giacca impermeabile, quando vengo investito da una luce modello UFO RAPIMENTO ALIENO.
    "E che ca$$o è sta roba?"
    I casi sono due: o sto per essere tirato a bordo con raggio traente per poi essere vivisezionato e sondato analmente alla ricerca di altre specie intelligenti nella galassia (cosa alquanto ardua se sono stato scelto proprio io come soggetto dell'impresa da parte degli omini verdi), oppure quello che si preannuncia è il lampo prima di essere incenerito dalla collera divina scesa direttamente per colpire questo peccatore impenitente.
    Fortunatamente nessuno dei due casi.
    La donzella ha montato (o molto più probabilemten ha fatto montare da qualcuno) uno spoglio portalampade con annesso bulbo da ben 100W comandato dall'interno per poter squadrare l'eventuale visitatore al di la dell'uscio (cosa di per se non sbagliata visto che l'androne è in penombra e non ho visto da nessuna parte delle luci di cortesia sulle scale) prima di farlo entrare.
    Visto i rischi che corrono le nostre povere infermierine, mi sembra una decisione saggia, anche perché in più di una mi hanno confidato di essere state rapinate dal balordo di turno (fortunatamente senza altre conseguenze se non la perdita di pecunia).
    Sto mentalmente congratulandomi con la Luna per la lungimiranza, quando sento girare non uno, ma ben tre chivistelli differenti, prima che l'uscio si apra.
    A questo punto mi rendo conto che il faro abbronzate ha un'altra utilità oltre a quella di indetificare il visitatore: ovvero quello di imbambolarlo (modello cervo che attraversa la strada di notte) per non dargli il tempo di cambiare idea e fuggire a gambe levate.
    Accecato dal "raggio della morte alieno" sono però ben conscio di quali siano le scarse doti fisiche della donzella che mi attende dietro la soglia; solo che quella che mi fa accomodare non è la Luna, ma un metro e quarantacinque di pechinese dagli occhi a palla.
    "O cavolo, quasi quasi preferivo la SONDA ANALE ALIENA!!!!!
    La donzella deve esserci abituata allo sguardo di delusione se si dipinge immediatamente sul mio volto, alché non si fa prendere in contropiede e mi afferra, tirandomi letteralmente di peso dentro casa.
    Ciò che le manca come estetica cerca di compensarla con sfrontatezza e audacia, perché -una volta dentro- non mi da il tempo di reagire e prendendomi le guance e tirandosi in punta di piedi, mi stampa un bacio alla francese, bello umido e salivoso, prima ancora che abbia visto dove poggiare l'ombrello fradicio.
    Se la stessa manovra venisse compiuta da una mandorlina di si meno sporadica frequentazione, mi avrebbe acceso immmediatamente come un cerino, ma fatta da una totale sconosciuta, e per giunta al primo incontro, ha l'effetto esattamente opposto a quello voluto.
    Sarà la sopresa, sarà un po' la delusione data dal fatto di essere venuto con l'intento più di trovare un bel massaggio rilassante che quello di concludere una battaglia da letto con una tigre da materasso, ma devo sinceramente convenire che non mi sento dell'umore adatto ad intraprendere l'impresa, ma ormai sono in ballo e decido di vedere che menù offra la casa.
    Dopo essersi presa cura dell'ombrello sgocciolante, mi accompagna in camera e mi lascia un momento dicendomi "uno momento, io alliva, io lavale".
    Almeno un punto lo guadagna per la solergia nell'igiene, ma squadrandola da dietro mentre la vedo sparire oltre la porta, noto che la similitudine con il pechinese è del tutto sbagliata: è più uno shar pei.
    Per chi non sappia di morfologia canina, premetto che gli shar pei sono quei piccoli botoli il cui unico pregio estetico sta nell'inverosimile quantità di piege cutanee e metri di pelle arrotolata che si portano addosso.
    La limoncina è si alta un metro e quarantacinque, e nonostante l'ossatura esile che dovrebbero garantirle un aspetto da ragazzina in età adolescenziale, ha comunque accumulato attorno ai fianchi e sulla pancia una notevole quantità di "rotolini" sporgenti che denotano un'età ben al di sopra dei quaranta.
    Non che abbia nulla contro le quarantenni, anzi in alcune occasioni danno delle piste chilometriche a delle ventenni in minigonna e minitop da infarto, ma questa si è decisamente lasciata andare.
    Anche contro le donne robuste non ho nulla in contrario (vedasi la Lilly di Via de Gradi a Monza con cui mi trovai praecchio bene fino al suo cambio definitivo di residenza), ma questa è tutt'altro che la classica china dalle ossa grosse; per dare un'idea provate ad immaginarvi un lucherino che si sia messo addosso un omino michelin.
    Nonostante le premesse non siano delle migliori, come ho gia detto, la donzella denota fin da subito un attegiamento spregiudicato da maiala in calore.
    Decido di sacrificarmi ugualmente, e una volta saldato il conquibus ed aver concordato per un bel massaggio alla schiema mi distendo prono sul materasso.
    La signorina inizia con il salirmi a cavalcioni dei glutei e si struscia su e giù con la prugnetta mentre mi accarezza la schiena, intervallando ogni tanto con dei leggeri martellamenti sulle spalle.
    Il massaggio pur non essendo ai massimi livelli, inizia a dare il suo effetto rilassante. Ci mette impegno, e quadagna un ulteriore punto, poiché noto che evita accuratamente la spina dorsale (forse sapendo che l'operazione, se non condotta con un minimo di qualifica, può fare più danno che altro). Si concentra maggiormente sui muscoli delle spalle, cercando di pizzicarli per scioglierli dalla tensione.
    Una volta stabilito che ogni mio muscolo è adeguatamente sciolto, passa a smanacciarmi i muscoli bassi della schiena, premendo e rilasciando di volta in volta le aree sotto maggior stress. A questo punto però noto qualcosa che mi lascia piacevolmente impressionato: appena sposta la "ciccina" dai miei glutei avverto distintamente che si è lasciata dietro una netta e copiosa "bava da lumachina".
    Che dire, la donzella s'è presa lei stessa la sua dose di pastrugnamento nel momento stesso un cui mi massaggiava la schiena.
    La cosa non mi dispiace, anche perché di scaldarla a dovere, non è che ne abbia proprio il fegato.
    La solerte ragazza si prodiga per altri venti minuti in zona coscie e polpaccio, per poi passare direttamente in zona rossa, facendo maliziosi e ripetuti passaggi da dietro verso il fratellino.
    Mi vien da pensare che a questo punto la Luna avrebbe attaccato direttamente a farmi un anal rimming da paura, allargando i miei glutei con le mani e rivestendomi di un bel bidet orale; purtroppo questa nuova infermierina non coglie per nulla i segnali che le lancio, così quando ritiene di aver fatto montare la mia temperatura al punto giusto, mi ordina un perentorio "gilale".
    Il lato A viene ripassato con lo stesso copione del precedente, solo che dopo un po' mi avverte con "ola, io bocca" che la parte introduttiva è terminata.
    Peccato per il suo continuo "annunciare" le pratiche che vuole mettere in opera sul sottoscritto, che non hanno per nulla l'effetto di ingrifarmi.
    Non che sia svogliata, ma un tantinello meccanica lo è.
    Decido di provare a scaldarla, così quando abbocca il pippolo, provo a tirarmela sulla faccia.
    E qui l'ennesimo "annuncio": "ola, sessantanove".
    Fortunatamente si zittisce subito, quando in un momento di bastardaggine acuta, decido di poggiarle le mani sulla nuca e spingerla a fondo verso il basso: proprio vero che "l'antipasto bolognese" è il modo migliore di avere un po di quiete!
    Putroppo dura poco, anche forse a causa mia, perché nel momento che ravano di lingua per esporle il bottoncino; l'annunciatrice attacca una serie di mugolii e gridolini tipo gatto in pentola.
    Presa com'è dal recitar la parte della scrofa da film porno, si è completamente staccata dal mio pennone e ha preso a farmi una manovella alla velocità della luce.
    E no cara, così non ci siamo!
    Me la tolgo di peso da sopra, e visto che ormai non sembra aver più intenzione di gustarsi il mio gelato, la obbligo a sdraiarsi di schiena e ad aprirsi alla mia esplorazione linguistica.
    Si concede senza remore, peccato per il continuo sottofondo da felino squartato.
    A questo punto so per certo che non riuscirò a tirar fuori nulla di decente dall'incontro, e che sicuramente non ritornerò mai più da lei; così tanto persa per persa, mi dico vediamo fino a che punto la tipa è zoccola.
    Lasciando la posizione, mi rialzo, e afferrandola sotto le ginocchia per meglio inchiodarla, punto deciso a succchiarle le tette.
    La tipina mi lascia fare, anche perché sto bene attento a non poggiarmi "nature" sulla sua prugnetta, ma struscio di prepotenza l'anca nel mezzo di quel lago di piacere.
    Ad un certo punto però accade l'episodio che mi smonta del tutto, quasi un incantesimo di trasmutazione del "marmo in ........pelle di daino bagnata": la tipa mi afferra per i glutei e tenta di dirigermi -così senza impermeabile- ad esplorarla internamente, dicendomi "tu dentlo senza?!".
    L'effetto deve essere immediato anche sul mio volto, perché aggiunge "no venile dentro, io paula bambino"
    Ahoo... e che io invece ho ben altra paura, bellaaa....
    Al che mi stacco velocemente e visto che ho perso quasi del tutto la mia rigidità decido di zittila nuovamente mettendole il mio tappo in bocca.
    Una volta riaquistato un po' di vigore provo a rimediare al disastro proponedole di incappucciarmi e passare ad una blanda missionaria.
    Detto fatto, sono in posizione per darle quanto dovuto; dentro è veramente un lago, morbida e calda al punto giusto, ma decisamente spanata e ben poco avvolgente.
    Nuovamente tiene a rimarcarmi l'ovvio con un "io tanto tanto bagnata, tu piace?!.....tu blavo blavo.
    In questo esatto momento ho l'imperativo di concludere in fretta e levare le tende al più presto, così mi concentro al massimo e concludo nel gommino.
    Evidentemente però la tipa non ha alcuna intenzione di liberarmi dalla prigionia in questo modo, perché una volta sfilatomi da lei, mi propone un secondo shot.
    Provo a farle capire che sono letteralmente sfinito, così mi fa intendere a gesti di sdraiarmi, che avrebbe ripreso il massaggio per darmi il tempo di riavermii.
    La cosa non mi dispiace, così acconsento.
    Dopo dieci minuti di simil-massaggio, torna alla carica proponendomi di riprendere le danze, però una volta svuotato non penso di avere per nulla la voglia né il coraggio di tentare una nuova impresa.
    Fortunatamente non se ne ha a male. Così provvedo alle pulizie di rito prima di rivestirmi e lasciare l'antro della perdizione.
    Mi accompagna all'uscio con un sorriso a trentadue denti e mi lascia con quella che lei intenderebbe come una promessa, ma che alle mie orecchie suona più come un monito a non farmi mai più vedere: "tu plossima volta due...ok?!.
    Mento spudoratamente assecondandola e la saluto con un bacetto a labbra strette; qualcosa però della mia menzogna deve aver intuito, così prima di lasciarmi mi prende una mano e se la infila direttamente fra le coscie per farmi sentire quanto ancora è bagnata.
    Peccato perché fosse stata un tantinello meno ciospa, e sicuramente molto più attenta alla sicurezza personale, avrei probabilmente provato a mantenere la promessa estorta a forza prima di abbandonarla al prossimo malaugurato frequentatore di china doll.
    Lascio l'appartamento con un misto di delusione e una punta di rammarico: come sempre il vecchio adagio "chi lascia la strada vecchia per la nuova ......" trova la sua verità nei fatti appena consumati.
    A presto, sperando in nuove e migliori avventure.
    Saluti "D".

  • Luna Lissone (09-02-2013)

    Bentrovati a tutti (anche a quelli che vista la mia lunga latitanza in questo periodo, hanno pensato "malignamente" al peggio).
    Prima di tutto qualche spiegazione vista la mia protratta assenza: non mi sono "ritirato" (se così possiamo dire), ma mi sono fermato un po' nel mio giro di esplorazioni.
    Si sa, l'uomo cittadino è un cacciatore molto sedentario e per certi versi molto abituale; avendo trovato nei lidi di Lissone una solerte infermierina (naturalmente sto parlando della Lisa, sostituta della Eliana) che incontra di parecchio i miei gusti e le mie inclinazioni, ho pensato bene di non sprecar fatica e "sforzo" nel cercare di rovinare anche questo pseudo-rapporto intimo; almeno fino a questo sabato mattina.
    Eh si,... perché complice il fetentissimo "ormone impazzito", ho visto bene di farmi un giro di giostra dalla mia fidatissima in quel di Lissone, ma ho dovuto poi ripiegare su una nuova geisha mai testata.
    Mi preparo con cura, docciato, sbarbato di fresco, un minimo di eleganza che non guasta mai, e come sempre mando alla mia dolcissima compagnia di giochi un messaggino per avvertirla che mi sto mettendo in volta verso i suoi affettuosissimi lidi.
    Solo che contrariamente al solito, sembro presagire che ci sia qualcosa che non va. Non ricevo la sua conferma, ne durante il tragitto, ne una volta giunto a destinazione.
    La pazienza non è per nulla fra le mie virtù, e mi accingo a smadonnare a più non posso appena parcheggio al solito posto.
    Nonostante il telefono squilli a più riprese, della mia lei non ho assolutamente alcun riscontro.
    Mi sento veramente perso. Che faccio ora?
    Già mi stavo pregustando un tuffo nel litorali del sol levante, ma ora lo scoramento mi assale come un'onda di malumore nero come la pece.
    Metà mattinata è già sprecata, e di momenti liberi dalla catena ne ho ormai veramente pochi.
    Per fortuna c'è sempre la mia risorsa aggiornata di numeri, numerini e indirizzi vari delle allegre donzelle che allietano i nostri momenti liberi, ma quelle più affidabili sono lontane da dove mi trovo ora.
    Sperduto, smarrito, senza una meta così tanto pregustata ed agognata, mi verrebbe la voglia di testare colei che ha preso il posto della Lili di Arcore, ma come fare? E se poi è impegnata? oppure se (peggio ancora) è uno scaldabagno modello orientale che ti fa cadere la poesia? Insomma la paranoia mi assale, ma ancor di più sta montando il malumore. A Lissone c'era una volta un'altra mandarinuccia carina, ma so per certo che si è trasferita a Seregno, e di intraprendere una navigazione improbabile su mari così così non m'attrae particolarmente e son quasi tentato di desistere e tornarmene mesto mesto a casina mia.
    'Giuda ballerino!' Mi son proprio adagiato nell'allettante e comodo nido dell'abitudine, ma come ho fatto a diventare così immondamente pigro?!?!
    'E no,... così non va per niente bene... urge porre rimedio e far di contrattempo un'opportunità.' Ma son poco convinto, e nonostante la migliore disposizione d'animo, il mio termometro di passione sta calando inesorabilmente verso il basso.
    'Poche storie', mi ripeto come un mantra, 'chi non risica non rosica', e poi fin'ora la dea bendata non mi ha mai pakkato clamorosamente, mal che vada potrei persino avere una botta di fondoschiena e trovare una nuova rara perla, che potrebbe diventare un'alternativa al palato fin troppo aduso ad assaggiar sempre lo stesso raviolo al vapore.
    Tiro fuori la consunta agendina cifrata e decido di tentare la sorte con qualche numero sempre nella cittadina dei mobilieri di Brianza.
    L'okkio mi cade subito su questo numero 333-7283255 che però non risulta segnato da nessuna mia notazione, se non un (x2) fra parentesi.
    Ma cosa volevo significare con quella cifra? non mi ricordo affatto, ma fantastico che probabilmente la criptica nota voglia semplicemente indicare che nell'antro di perdizione professan l'arte un duo di mandorline.
    'Vabbe, proviamo.'
    Il numero squilla, e dopo un attimo, mi risponde la solita voce made in china.
    Capisco al volo che si tratta di una centralinista smistatrice, così mi informo di cosa offra come menù la casa e di dove si trovi il ristorante.
    E qui la prima sorpresa: la via della perdizione è la stessa dove ho parcheggiato. Non può essere, così mi faccio ripetere l'indirizzo, ma mi viene confermato non solo la correttezza della cosa, ma addirittura che ho posteggiato esattamente al civico corretto, ossia in Via San Rocco al civico 20.
    Non può essere una coincidenza, deve essere il destino che ha tessuto le trame per quest'incontro, e quando accadono tali "miracoli" c'è ben poco che un mortale possa fare, se non assecondare i capricci di una divinità dal priapismo impellente.
    Speriamo almeno che tale divinità non sia così capricciosa da volermi prima si bellamente illudere, per poi inkiappettarmi dolorosamente con una sconfortante delusione.
    'Vabbè...', mi dico, '... tentiam la sorte...' e tosto accetto di visitare codesta nuova pulzella.
    Scendo dalla macchina con circospezione, anche perché il civico 20 è proprio di fronte al 29 (location della bellissima Lisa) e non vorrei proprio trovarmi a doverle spiegare che i capelli che le si stanno drizzando in fronte son dovuti alle corna che sto per metterle. Riconfermo al telefono alla centralinista che sono proprio davanti al portone, e poi m'accingo ad aspettare un paio di minuti la sua apertura.
    Appena entrato, seguo le indicazioni date, di prender subito la porticina a sinistra e salir le scale fino al primo piano. Sulla porta che da all'androne delle scale noto (anche perché è scritto a caratteri cubitali) un cartello apposto sia dentro che fuori la porta recante il minaccioso ammonimento "SIETE PREGATI DI TENERE QUESTA CA$$O DI PORTA SEMPRE CHIUSA, AVETE CAPITO?" segno questo che non predispone bene l'animo, visto che sembra presagio di un continuo via vai di frequentatori all'alcova soprastante.
    Per non incorrere nelle ire del Cerbero vergator dell'ammonimento, provvedo tosto a richiudermi dietro le spalle detta porticina, non prima però di aver addocchiato (e testato se funzionati) gli interruttori sbloccaporta.
    Salgo trepidante al primo piano di una cascina riadattata e lottizzata fra più appartametni e mi blocco (con l'aria più innocente possibile) sul pianerottolo, in modo di dar il tempo alla mia futura compagna di giochi di scrutarmi dallo spioncino.
    Devo aver superato l'esame perché la porta a sinistra si apre e come da prassi non compare nessuno nel vano (la cosa non è di per se indice di "sola" in arrivo, ma ho ben constatato che è dovuta all'intrinseca natura estremamente pudica delle nostre infermierine del sol levante); mi accomodo e ... ho un attimo di defalillance ...
    Forse mi sono abituato troppo bene con la sua dirimpettaia, ma questa "signora", pur essendo passabile come lineamenti, di corpo mostra tutti i suoi quarant'anni d'età. E cerco di essere magnanimo perché di solito con le cinesi è arduo stimare ad okkio quanti ne abbiano, anche perché ne dimostrano sempre meno di quelli che hanno realmente, ma questa qui ha superato sicuramente gli anta.
    Questo il lato negativo (oltre a notare fin da subito una incipiente "panzetta" e un fisico che di tonico ha forse l'acqua che s'è bevuta di prima mattina, ma null'altro), mentre devo dire che il lato positivo è stato invece fin da subito il rapporto improntato ad un'onesta professionale che di rado ho trovato nelle mie peregrinazioni: infatti non mi chiude la porta alle spalle, ma mi lascia lo spazio per potermi defilare, si lascia contemplare e mi da il tempo di decidere se restare o girare i tacchi; inoltre non attacca con la solita tiritera "io molto blava, io lungo lungo".
    Ci scambiamo un reciproco sguardo valutativo, e persino senza parlare mi par d'intuire dal suo sorriso e dall'occhiata divertita che mi lancia che è ben conscia di non essere per nulla la "venere d'oriente" che uno s'aspetta. Qualche secondo ancora per valutare la possibile ritirata, ma poi è proprio lei a farmi decidere di restare, e per far ciò le basta semplicemente chiedermi: "tu lesta ???...."
    A questo punto son quasi obbligato per cavalleria a risponderle affermativamente e nel contempo a provare a farle qualche "complimento di circostanza", alchè mi fa accomodare e, visto il mio palese imbarazzo alle immani ca$$ate che sto sparando per cercare di rimediare alla gaffe appena fatta, mi prende per mano e mi zittisce con un imperativo "vieni".
    Ride divertita del mio rossore e mi accompagna in camera.
    L'appartamento è composto da due stanze da letto e da un salone all'ingresso, sicuramente ci sarà anche una cucina, ma odori strani e persistenti di cibo cinese nell'aria non ci sono. L'ambiente sembra molto grande, anche perché il mobilio è ridotto veramente all'essenziale.
    Mi indica una sedia per poter poggiare i vestiti e mi porge un paio di ciabattine in gomma, ma poi rimane in attesa.
    Al momento penso voglia che saldi l'obolo immediamente, alchè le chiedo il fatidico "quanto?", ma con mia sopresa e (guadagnando una carrettata di punti a suo favore) mi risponde invece "io solito chiede cinquanta ... tu dile dopo io no blava: tu dale solo tlenta ... tu sceglie, ok?" E' la prima volta che mi viene proposto un ribasso dalla parte opposta, e pergiunta senza doverlo neppure accennare da parte mia.
    Devo aver fatto una faccia da pesce lesso, perché scoppia in una fragorosa risata divertita. M'ha completamente spiazzato, e pergiunta si sente sicura delle proprie qualità amatorie, visto la sfrontatezza dell'affermazione; tiro fuori un mazzo da 50 rose e faccio per porglielo (ben sapendo che anche se poi dovessi dirle che è stata una frana, non avrei alcuna speranza di rivedere indietro il ventello del "soddisfatti o rimborsati"), ma lei alza una mano e mi spiazza per la seconda volta perché mi risponde "tu dai me dopo, ok?".
    Accetto sopreso la proposta e poso le rose appena estratte sulla cassettiera ai piedi del letto, fermandole con l'orologio perché non vadano in giro.
    Solo quando inizio a spogliarmi la "signora" accenna a fare altrettanto, lei non mi guarda, ma io la osservo attentamente per decidere se ho fatto bene a restare. Tolto l'incarto all'uovo di pasqua, sotto è proprio come un uovo (salvo il cespuglio boscoso all'incrocio delle tre vie), ha un fisico a pera, di seno è una seconda scarsa e un pelino moscia, e di fondoschiena è piuttosto abbondante con qualche "rotolino cellulitico" che ben si accompagna alla panzetta appena cascante sull'addome stagionato.
    Il primo impatto non è per nulla confortante, mi vien da pensare perché cavolo ho accettato, visto che dall'altra parte della strada avrei ben diverso materiale da sgroppare, materiale dal lato estetico dieci volte meglio di quello di scarto che in un impeto di ormone impazzito ho "raccatato" all'ultimo in una scelta da kamikaze.
    Immagino fin d'ora le difficoltà a cui sto per andare incontro per ottenere da parte mia una prestazione virile appena degna di questo nome.
    Potete quindi ben immaginare con che animo mi accingo all'opera sdraiandomi sul lettone matrimoniale. La signora mi lascia per andare ad espletare il rito delle pulizie in bagno e poi torna per prendersi cura del sottoscritto.
    Inginocchiandosi sul materasso mi dice "io scusa, io no blava i'taliano, io poco poco qui ... tu dire cosa piace io fale, ma no culo plego, io no piace culo, ok?" La cosa comunque fa scattare in me una vena "sadica" di conquista dell'inarrivabile meta appena vietata, al che penso fra me e me che se gioco bene le mie carte "probabilmente", contrariamente a quanto affermato, ho buone probabilità di trapanarle a fondo il secondo canale.
    Fintamente faccio il magnanimo e distendendomi supino le rispondo "per favore può iniziare con una massaggio lento?" Al che la donzella si arma dei soliti fazzolettini bangati e provvede non solo a detergermi i gioielli di famiglia, ma anche il petto, le gambe e le braccia.
    Una volta completato la pratica preparatoria mi rilasso e chiudendo gli occhi, mi aspetto che inizi il solito pseudo-finto massaggio-grattino; e invece ciò che mi aspetta è di tutt'altro genere.
    Apro gli occhi immediatamente, non appena la sento salirmi a cavalcioni del bassoventre e iniziare a strusciarsi lasciava con le tette sul mio petto.
    La prima impressione è tutt'altro che una delusione; ci sa fare, forse anche in merito al fatto che abbia alle spalle un'esperienza considerevole nella pratica; si struscia lentamente e circolarmente sul mio petto, languida e lasciva, fa scorrere le sue mani sulle mie braccia, si allunga e si distende ripetutamente, usando sia il suo corpo che la sua lingua sul sottoscritto.
    Dopo la sorpresa iniziale, torno a rilassarmi e a godermi quel body massage malizioso. Richiudo gli occhi e mi concentro, sentendo distintamente la sua prugnetta bagnata che spinge sul mio bassoventre, dando decisi e ben mirati colpetti con l'uso sapiente del bacino.
    E' la prima volta che trovo una cinese che sappia prendere l'iniziativa, così senza indicazioni da parte mia.
    Non ho idea di quando duri il tutto, ma lo trovo alquanto piacevole. Anche la signora tiene a rimarcarmi "io detto io blava, tu contento?", mormoro un qualcosa di indistinto e torno ad immergermi nella piacevolezza del massaggio total body.
    Poi, piano piano la sento scivolare verso il basso, con la sua lingua che disegna la strada verso la sua meta, la quale per inciso non sta affatto faticando ad inturgidirsi.
    Arrivata a destinazione, abbocca voracemente il fratellino, il quale è ben contento delle attenzioni prodigate.
    La sue mani però non si fermano, ma accarezzano, esplorano ripetutamente ogni mia più piccola piega.
    Non è un massaggio rinfrancante o vigoroso, ma decisamente stuzzicante.
    Sempre ad occhi chiusi, la sento rivestirmi di un pigiamino di saliva in ogni dove. Ad un certo punto si infila decisa fra le mie gambe divaricate e parte a farmi un rimming da paura. Sto letteralmente sbroccando di piacere. Va avanti ancora un bel po' ad usare la sua lingua sul mio corpo, poi tornandomi a cavalcioni, la sento puntare decisa con la lumachina sul mio pennone.
    Si prodiga senza remore a massaggiarmi l'asta con il solo uso delle sue grandi labbra (senza peraltro mai infilarlo), in un petting spinto che ad un certo punto potrebbe persino arrivare a farmi capitolare.
    La fermo in tempo prima di perdere il controllo della situazione, così le propongo di invertire i ruoli e ripagarla con la stessa moneta.
    Me la tolgo a malincuore da sopra (anche perché a questo punto devo giocoforza riaprire gli okki e lo spettacolo che mi si propone non è propriamente dei più eccitanti) e le indico di distendersi, per poi attaccare voracemente le mie labbria alla sua dolce pesca pelosa.
    Contrariamente a prima, però, ora che è lei a subire i miei assalti orali, la sento meno partecipe. Questa è una cosa abbastanza nuova per me, visto che quando mi prodigo in questa maniera, normalmente raccolgo ben più entusiastiche reazioni; non è che non le piaccia (visto la copiosa e abbondante lubrificazione naturale che mi elargisce), ma si limita ugualmente a rimanere passiva ed immobile nonostante mi applichi con la sua stessa devozione.
    Per cercare di ottenere una qualche reazione più partecipativa, decido di optare per lo stesso tipo di petting spinto che fino a poco fa mi stava donando con buona lena: la afferro saldamente sotto le ginocchia, e piazzo il mio pippolo direttamente a contatto della sua prugnetta. Normalmente mi aspetterei uno scatto d'anguilla per sottrarsi a questa pratica semi-nature, ma invece la cosa sortisce l'effetto esattamente opposto: ovvero riprende a muoversi lasciva sotto di me, usando i movimenti del bacino per accarezzarmi l'asta.
    Sono come ipnotizzato dalla sfrontatezza dell'atto, sembra quasi che stia cercando - desiderando - guidando la mia virilità a farsi strada lentamente verso il suo antro dell'amore; è una perversa medusa dallo sguardo pietrificatore che annichilisce ogni mia volontà, un richiamo da sirena che preannuncia nella sua dolcezza un rovinoso naufragio verso i temibili scogli dell'imprudenza.
    Per un attimo, un singolo attimo, mi trovo sull'orlo del baratro, non posso credere che "volendo" potrei semplicemente spingere un po' di più il bacino e mi troverei a cavalcarla a pelo, e lei da quel che vedo, non si sottrarrebbe minimamente alla fiocinatura a sangue.
    Sono tentato per un istante di vedere che razza di reazione avrebbe se improvvisamente glielo piantassi dentro a fondo così senza gommino, ma per fortuna l'istante passa subito, non appena mi accorgo che quello che ho sotto di me non è lo splendido corpo della Lisa, ma quello ben più stagionato e decisamente meno attraente di una signora in là con gli anni. Fosse stata la Lisa che opera al di là della strada, probabilmente non mi sarei fermato in tempo, ma avrei comunque tentato l'affondo impudico, e se avessi riscontrato dall'altra parte una reazione di apprezzamento probabilmente avrei persino osato concludere dentro di lei. Fortunatametne non è questo il caso, e pentendomi immediatamente della situazione pericolosissima a cui mi sono spinto, mi scosto di scatto dal suo corpo e le chiedo per favore di gommarmi.
    La sua reazione non è ne di dispiacere ne di delusione, ma languidamente si appresta ad eseguire l'opera di messa in sicurezza, per poi distendersi nuovamente a gambe aperte. La vista di quel corpo ormai appassito quasi mi smonta definitivamente, così le chiedo di girarsi a quattrozampe (in modo da non vedere i cascami di ciccia) e godermi la ben più appagante vista di quel fondoschiena abbondante.
    Messa in quella posizione, entro dentro di lei senza il minimo sforzo e dal canto suo anche lei capisce che probabilmente il mio umore sta decisamente volgendo al peggio. Per ovviare alla cosa (e forse per trarre qualche effimero piacere dalla cavalcata a cui la sto sottoponendo) la sento spigere all'indietro a ritmo con i miei colpi.
    Anche in questo modo però capisco che mi sarà difficile terminare, così in un guizzo di perversione tento l'impossibile: piano piano le passo circolarmente il ditone attorno al secondo buco, così tanto per saggiarlo. Lo trovo dilatato e disponibile, e così senza dirle nulla, con una manovra audace lo tolgo da sotto e provo ad piantarglielo a forza nel deretano. Non si sottrae alla cosa, anche se accenna timidamente a protestare dicendomi "no culo, male, no culo".
    La ignoro e delicatamente, ma anche sadicamente, le apro la "seconda via".

    A questo punto son quasi certo che le proteste e le sue dichiarazioni di inagibilità altro non erano che pura recita. La via è tutt'altro che preclusa; la galleria si distende e si contrae a ritmo con le mie spinte, segno questo che la signora è sicuramente adusa all'uso del buso.
    Non capisco se ci stia provando gusto ad essere cavalcata analmente, ma sicuramente sa come muoversi anche con il mio palo nel didietro. La cosa è di una perversione tale che non resisto a lungo, così con un'ultima spinta termino nel gommino.
    Altro segno che sa come usare il secondo canale, è il fatto che appena terminato non si sfila da sotto, ma con qualche altro piccolo colpetto all'indietro sembra voglia spremermi fino all'ultima goccia. Al momento dell'estrazione poi non ci sono "brutte sorprese" e il condom esce lindo e pulito.
    Provvede a sgommarmi e ripulirmi, poi proditoriamente mi fa "tu dire: io tlenta o cinquanta?" Al che è il mio turno di scoppiare a ridere e di ribatterle "tu brava, tu cinquanta".
    Penso che la cosa sia terminata qui e invece lei mi spinge giù e mi dice "tu blavo, io fale tu massaggio, tu gilale" alché imperiosamente mi obbliga quasi a distendermi prono e inizia a massaggiarmi (questa volta vigorosamente) la schiena e le gambe.
    Il massaggio questa volta è di tipo classico, rinvigorente e energizzante, purtroppo però dura si e no dieci minuti quando squilla il telefono (e ti pareva): è la centralinista che l'avverte dell'arrivo del prossimo cliente.
    Faccio per rialzarmi e rivestirmi quando invece lei mi propone di aspettarla nell'altra camera che appena finito con il prossimo sarebbe tornata a finire il massaggio sul sottoscritto.
    Guardo l'orologio e solo ora mi accorgo che è passata nettamente un'ora da quando sono entrato; non riesco a capire a cosa sia dovuto questa solerzia da parte sua di coccolarmi e vezzeggiarmi in tal guisa.
    Siccome la situazione è ,si stata piacevole dopo tutto, ma sta prendendo una piega pericolosissima poiché intravedo che la signora non è propriamente attenta alle "precauzioni" che la sua professione esige, decido di non usufruire dell'extra time che mi sta così generosamente offrendo.
    Mi rivesto e mi do una ripulita solo con i soliti fazzolettini bagnati per fare in fretta, anche perché di incrociare il prossimo sulle scale ne ho ben poca voglia.
    Solo allora mi accorgo che non le ho chiesto il nome.
    Alla domanda mi risponde con il solito "Luna" (ma che fantasia), tenendo però ad aggiungere che "tu plossima volta, io fale tu massaggio lungo lungo, più bene, ok?" sicura lei che visto la solerzia del primo trattamento sarei certamente tornato, ma sicuro invece io che, visto il lato estetico decisamente sotto la media a cui mi sono abituato negli ultimi tempi, non ci sarei ritornato mai più (anche perché vista la vicinanza alla location della Lisa la cosa è di una "pericolosità" estrema).
    Sulle scale tiro fuori il puttancell per toglierlo dalla modalità vibrazione e con mia sorpresa trovo una chiamata non risposta.
    Ma che ca$$o, è proprio la Lisa che ha chiamato non più di dieci minuti prima.
    Mi avvio alla macchina e una volta dentro la richiamo.
    Mi spiega che quando le ho mandato il messaggino e quando ho provato a chiamarla era a fare la spesa, e che adesso è libera.
    Purtroppo, anche volendo, non potrei proprio sostenere un secondo round (anche se la cosa mi alletta parecchio), così le sparo una balla dicendole che non fa nulla, ma ormai non ho più tempo e che sono tornato a casa, quando invece sono proprio dietro il suo angolo. Mi scuso di averla disturbata e le prometto che, appena libero, sarei passato nuovamente a trovarla. Morale della storia: "chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova".
    Sicuramente è stato un intermezzo piacevole, ma a mente fredda (e ormone scarico) fra le due non c'è assolutamente alcun paragone.
    A presto con nuove e più mirabolanti avventure.
    Saluti e tutti, dal vostro affezionatissimo corrispondente dall'estremo oriente.

  • La piccola Hann (o Anna) in una rimpatriata al sapore di nostalgia (12-10-2012)

    Eh gia', direte voi che leggete queste righe, "tira piu' un pel de mona' che un carro di buoi" e altre cose del tipo "ma non avevi scritto che non ci saresti piu' ricascato con quella piccoletta?!"
    Eppure mio malgrado alla fin fine ho dovuto sottomettermi di buon grado alle esigenze della carne e mi sono dovuto ricredere.
    Ma andiamo con ordine; martedi' 9 sono al lavoro in cantiere e mi arriva un messaggino sul pu$an cell, attimo di pausa e controllo chi mai rompe di mattina; non posso credere ai miei occhi: e' lei, la piccola ninfomane che avevo lasciato di sale sotto casa questo Agosto, episodio questo pero' che mi aveva consentito di gustarmi l'incontro con un duo (aihme') spettacolare dalle parti di Lissone.
    Son gia' pronto a rincarare la dose di "vaffa" gia' elargita nel mese estivo quando leggo meglio e la trovo decisamente più ammorbidita dell'ultima volta: "Amore, io oggi andare Monza, tu tempo vederemi, Ciao amore Anna"; non e' che sia molto convinto, ma tenermela buona non costa molto così le rispondo che non sto bene, che sono ancora in ospedale (e nel contempo mi tocco i mar0ni facendo gli scongiuri, perche' si sa che in questi casi e' come tirarsi volontariamente delle vagonate di mer$a mista a sfiga) e che ne sarei uscito solo il venerdi'.
    Non passano neanche cinque secondi dall'invio del messaggino che il cell mi ribatte subito: "Voglio solo vedereti, uno fretta. bacio bacio."
    Vabbe' mi dico, che hai da perdere, al massimo ci fai una figura da co$lione e sprechi una serata magari a litigare, ma se ti dovesse girare per il giusto, magari si rimedia una ripassata in memoria dei vecchi tempi. Convinto (piu' dalla tensione all'altezza del cavallo che da una vera e propria voglia di riallacciare i rapporti) le rispondo che ok si puo' fare ma solo per il venerdi' sera. Cosi' organizzo la cosa anche dal punto di vista logistico (visto il precedente) e nei giorni successivi inizio a cercare qualche motel carino che non sia pero' troppo esoso (visto poi il modo in cui si e' evoluta la faccenda e' stata una mano santa e provvidenziale).
    La sera fatidica, mi preparo e appena esco di casa per andare a prenderla le mando l'ennesimo messaggino per dirle che sto partendo in quel momento, e di farsi trovare pronta perche' non ho intenzione di sprecare tempo (si lo so, e' stato veramente carogna da parte mia, ma l'idea era di mettere ben in chiaro la cosa fin da subito, in modo da non darle false speranze o di mettere l'incontro su basi diverse da quelle classiche del rapporto clandestino finora portato avanti).
    Arrivo a Milano allo stesso indirizzo di Agosto (dove ormai so per certo che non professa l'arte) e fatico a trovare un parcheggio che sia uno, così faccio un paio di giri attorno all'isolato. Ad un mio primo passaggio il mio sguardo registra distrattamente un paio di presenze dell'estremo oriente che probabilmente stanno trascorrendo del tempo chiaccherando fra loro, oppure (piu' prosaicamente) stanno "attendendo" l'arrivo di qualche fortunato (o meglio sfortunato visto il livello decisamente scadente della combriccola).
    Fra di loro, sia per atteggiamento che per abbigliamento, c'e' pero' un'eccezione: una ragazza (che vista di sfuggita sarebbe potuta tranquillamente passare per una ragazzina in eta' scolastica se non fosse per il tailleurino nero da donna manager e la borsa da sera coordinata alla camicetta che spunta dalla giacca scura, e con ciocche color mogano in netto stacco, che risaltano su un corto caschetto di capelli di un lucido corvino) che scruta ansiosa la strada, e che sicuramente non e' possibile scambiarla con il resto del gruppo di "professioniste del mestiere"; mica male mi dico, peccato che pero' abbia gia' la serata impegnata, altrimenti avrei volentieri tentato un abbordo alla corsara, tanto piu' (vista la compagnia che ha intorno) al massimo mi avrebbe lanciato uno sguardo di compatimento, che pero' sarebbe stato mitigato dalla comprensione per "l'equivoco" generato dalle circostanze contingenti.
    Finalmente al terzo passaggio, riesco a beccare un posto proprio dietro l'angolo dello stabile e facendo parecchie manovre ci infilo la macchina. Ok ci siamo, prendo il cell e spero almeno si sia preparata nel frattempo, cosi' la chiamo per avverirla che sono in zona (e con cinque minuti buoni d'anticipo sull'orario fissato, tant'e' che mi metto gia' dell'idea di doverla aspettare perche' finisca di prepararsi). La voce che risponde non mi sembra la sua, ma bastano un paio di frasi (di sibillina interpretazione, e a meta' fra un Toto' e un Sordi d'annata) e il dubbio scompare; le dico che sono arrivato (faticando non poco credetemi) e che la aspetto al portone. "OK, OK tu venire, io ok, tu macchina posto?! Shi?!"
    Scendo, chiudo la macchina, controllo attorno che non ci siano presente strane e mi avvio a piedi alla di lei dimora. Appena svoltato l'angolo ribecco da dietro la tizia in tailleur nero che attende probabilmente qualcuno, mi mangio nuovamente le mani perche' a vederla cosi' e' proprio il mio tipino; quando nel voltarsi mi prende un colpo.
    Ca$$o, ma quel "donnino" sembra proprio la Hann mi dico, ma no, non e' possibile, e' prorio lei, visto che appena mi scorge zampetta correndo verso il sottoscritto dalla vertiginosa altezza di un tacco 9-10 (che credetemi su un donnino che non arriva a 1,50 e' veramente un'altezza paurosa, tant'e' che vedendola scapicollarsi con le braccia alzate e la borsa che oscilla paurosamente, minacciandola di farle perdere l'equilibrio ad ogni passo, ho quasi paura possa farsi seriamente male se dovesse mancare l'appoggio).
    Sono divertito (e decisamente lusingato dalla calorosa accoglienza) anche perche' fino a qualche attimo prima l'atteggiamento della donna che ho ora davanti era un misto di "manager in carriera" e "fi$a di legno che sa di esserlo", mentre ora la "pazza" che mi si butta addosso avvingiandosi al mio collo per tirarsi su e stamparmi un bacio di fuoco e' decisamente più incline alla "ninfomane scatenata" che ho imparato a conoscere ed apprezzare.
    Il sorriso a trentadue denti (anche se non proprio perfetti e immacolati) e l'allegria che trasmette sono come una vampata calda che risveglia antichi instinti pruriginosi.
    Non parla molto, ma appena mi stacca le labbra di dosso, mi passa in rassegna (toccandomi dappertutto, per accertarsi della mia salute) [si lo so sono un ba$tardo, uno schifoso, ma se la ricompensa della mia palese bugia sul mio stato di salute e' questa, allora mi sa che d'ora in poi riconsiderero' l'opportunita' di scatenare le voglie da "infermierina" con le prossime frequentazioni, ndr].
    Si sofferma sulla mia pancia e mi dice: "tu pancia grossa, tu bene, shi?! tu ok ora, no malato, tu mangiato, shi?!" al che le rispondo "si tesoro, io ok ora, ma ho ancora fame di cinese" facendo nel contempo scivolare la mano verso le sue natice e dandole un leggero colpetto come a saggiare la consistenza di quel piccolo fondoschiena.
    Ora immaginatevi la scena di noi due, sotto gli occhi delle due altre "vegliarde" cinesi che ci sono in strada e che noto ora stanno fumando peggio di due ciminiere (vista la mole di mozziconi accumulati fra il marciapiede e il portone). Lo sguardo che mi lanciano potrebbe ghiacciare l'inferno, tant'e' la riprovazione che traspare dai loro occhi, e non capisco se sia indirizzata verso il sottoscritto oppure verso la mia compagna, la quale mi prende di forza sottobraccio e mi obbliga a voltarmi quasi trascinandomi verso la macchina parcheggiata.
    Poi capisco che l'oggetto di tanto disprezzo sono proprio io, perche' prima di abbandonarle definitivamente alla loro solitaria attesa, mi stampano a fuoco l'etichetta di "fedifrago" sulla fronte con uno sguardo laser alla terminator.
    E chissenefrega, mi dico, tanto stasera promette bene e quelle due poi non erano per nulla il tipo di comodino che mi sarei mai trom$ato in vita mia.
    Cosi' saliamo in macchina e metto in moto (non prima pero' di essermi sincerato che la mia compagna abbia con se i documenti per accedere al motel).
    Appena partiti provo a dividere la mia concentrazione fra il guidare e la sfiancante impresa di fare un po' di conversazione con la mia lei.
    Sulle prime vorrebbe darmi le indicazioni per raggiungere un albergo nelle vicinanze, ma la stoppo subito cercando di spiegarle che conosco un altro motel, ma che e' un po' fuori da Milano.
    Sulle prime non capisce e insiste a darmi indicazioni sulla strada, ma poi quando il navigatore si intromette con la sua voce da porça (eh si cari miei, ho impostato il TOMTOM con la voce della Brigitta Bulgari) quasi si spaventa perche' non se lo aspetta per niente che una macchina possa essere cosi' sensuale.
    Al che' rimane un attimo in silenzio, poi indicandomi il TOMTOM mi chiede "mog'lie???" con una faccia che dire stupita e' dire poco; (avrei potuto tranquillamente sfoderare l'attrezzo e infilarlo in quella "O" perfetta della sua boccuccia e non avrebbe fatto una piega) :)
    Non ci provo neppure a spiegarle chi sia la Bulgari, ma le rispondo con un semplice "no, magari!".
    Siccome la strada verso Lissone (dove c'è un motel per nulla male e che non mi ha mai lasciato deluso) non e' molta, ma il traffico a San Fruttuoso e' comunque impossibile, ci mettiamo un sacco per fare una dozzina di km, al che' comincio a preoccuparmi che lo "scricciolo" abbia il tempo contato, ma dopo aver provato un paio di volte a chiederlo (in modi diversi perche' la comunicazione fuori dalle lenzuola non e' solo ardua, ma addirittura impossibile) mi rassicura spiegandomi che oggi e' di riposo, e che ricomincia il "lavoro" l'indomani. Mi spiega inoltre che e' a Milano da qualche giorno e che e' passata in settimana a Seregno per "sostituire" una collega per un po'.
    Andiamo avanti cosi' con una conversazione stentata e approssimata fino a quando non riconosce i dintorni di Lissone e mi chiede se, per caso proseguendo per quella strada, non ci sia Seregno. Le confermo la cosa, e la vedo strorcere un po' la boccuccia contrariata; prima di arrivare al motel provo a capire cosa l'abbia disturbata, e lei tranquillamente mi spiega che l'indomani deve riprendere il lavoro proprio a Seregno e, se lo avesse saputo prima che andavamo così vicino, avrebbe preso armi e bagagli per farsi portare a fine serata a destinazione.
    Le dico di non preoccuparsi che ci avremmo pensato dopo, che la riportavo a Milano a riprendersi la sua roba che poi l'avrei riaccompagnata a destinazione.
    Quasi non ci crede e pensa di aver capito male, cosi' prova a ripetermi quello che le ho proposto, ma si incarta dopo poche parole in italiano.
    Siccome siamo quasi arrivati, taglio corto e le dico semplicemente "ok noi dopo Milano, prendere vestiti e poi noi andare Seregno, ok?", al che' si illumina e rischiamo quasi di finire fuori strada quando dalla gioia prova a gettarmi le braccia al collo.
    Arrivati all'ingresso del nostro luogo di perdizione designato, mi faccio consegnare il passaporto dalla mia compagna e (resistendo mio malgrado alla tentazione di sbirciare il vero nome e la data di nascita) consegno il tutto alla concierge. Mi viene consegnata la chiave, e una volta alzata la sbarra d'entrata, ci dirigiamo verso il nostro nido d'amore per quella notte.
    Il parcheggio e discreto e individuale, (la privacy e' comunque garantita anche se non assoluta) e una volta aperta la porta della camera saliamo la breve scala che conduce al nostro talamo temporaneo.
    Dall'ultima volta che ci sono stato, sono state fatte delle migliorie all'arredamento, e quello che si nota di piu' e' un vistoso televisore piatto a 32 pollici proprio sopra la scala d'ingresso.
    La camera e' accogliente e incontra il gradimento della mia lei, la quale non esita a farmi capire che il posto e' molto meglio di quello che aveva in mente nei pressi di Milano.
    Provvedo a sintonizzare il televisore sul canale porno (già compreso nel costo della camera, ndr) e poi una volta denudato passo a farmi una calda doccia, invitandola nel contempo a farmi compagnia sotto l'acqua.
    Sulle prime rifiuta poi, una volta che sono nel box doccia gia' bello che insaponato da capo a piedi, la sento aprire le porte e infilarmisi accanto.
    Lo spazio non e' enorme, ma lei e' cosi' piccola che ci stiamo tranquillamente e non corro il rischio di spingerla con un movimento inconsulto.
    La piazzo sotto il getto e ci insaponiamo a vicenda, ridendo come due matti perche' abbiamo avuto entrambi la stessa idea di farci il solletico a vicenda mentre ci insaponiamo.
    L'acqua calda e il suo corpicino cosi' stretto attorno al mio, mi danno una sferzata di energia che quasi non bado al fatto che le sto bagnando l'acconciatura, poco male perche' neanche lei sembra curarsi della cosa, presa come'e' a far girare vorticosamente le sue manine su tutto il mio corpo.
    Usciti dalla doccia ci asciughiamo a vicenda, per poi passare sul lettone matrimoniale in camera.
    Sul televisore una bionda teutonica si sta facendo trapanare furiosamene il secondo canale da un nordafricano "particolarmente" dotato, ma la mia lei non ci bada affatto e punta decisa a farmi un boccaponcio che ha la stessa intensita' di una limonata con risucchio.
    Il nostro vocabolario e' ridotto all'essenziale, e rivaleggia in gorgeggi e gemiti con quello della coppia che si sta producendo dallo schermo. Lo "scricciolo" e' particolarmente motivato e non risparmia un singolo centimetro di pelle che vada dall'interno coscia fin quasi all'ombelico.
    Gli sciocchi, e i 'plop' della sua boccuccia si sprecano e noto con piacere che, contrariamente alle mie ultime frequentazioni, lei non si ferma un singolo istante a sputazzare l'eccesso di saliva in quell'odioso fazzolettino di carta che molte volte mi ha fatto scadere il "momento "altamente romantico".
    La lascio fare per buoni quindici minuti, fino a che non la vedo inumidirsi le dita e puntare decisa al mio "raviolo della fortuna". La ma1ala ci gode un mondo ad infilarmi il ditino e a massaggiarmi dall'interno mentre si produce in un effetto ventosa degno di uno sturalavandini.
    Mi tocca fermarla per non correre il rischio di capitolare anzitempo.
    Per prendere un po' di respiro e riavermi dal "quasi" versamento non previsto, le propongo di invertire le parti, ma complice il fatto che sullo schermo c'e' ancora la bionda che se lo sta prendendo allegramente (e direi moooolto disinvoltamente nel retro bottega) la Hann ci tiene a rimarcare il fatto che "io cu1o no piace..." e, siccome sono nella piena vena bastarda, prima la rassicuro, e poi appena inizio il lavoro di lingua sulla sua deliziosa caverna umida, non perdo tempo e faccio anche qualche passaggio mirato proprio a lubrificarle il secondo pertugio.
    Quando sono sicuro che e' nel pieno del marasma da ormone impazzito tento l'affondo con il ditino, sicuro di ricevere un netto rifiuto (anche perche' il gesto viene condotto non a tradimento, ma in modo magistralmente "plateale", tanto per non lasciarle dubbi su quello che sto per fare).
    Come un'anguilla si sottrae all'infiocinamento digitale, ma allo stesso tempo scoppia a ridere.
    Peccato perche', se mi avesse detto bene, avrei provato a "sondare il lato oscuro" con ben altra estremita'.
    Comunque la mia dedizione sortisce un effetto da uragano Katrina, e mi tocca faticare non poco per tenerla ferma.
    Lei prima mi stringe la testa fra le coscie (togliendomi quasi il respiro) poi si spalanca nuovamente e, premendo entrambe le mani sulla mia fronte, mi forza a staccarmi da lei.
    Cedo, quasi a malincuore, ma poi subito mi afferra per le orecchie e mi strattona verso l'alto.
    La assecondo scivolando sopra di lei (che rimane comunque a gambe spalancate) sicura che MAI mi sarei permesso di trapanarla "nature" (e da "gentiluomo" quale sono :) non mi permetto nemmeno di mettere a rischio la sua virtu' con un gesto di tale volgarita'), cosi' in quella posizione di totale sottomissione alle mie voglie, mi stampa a forza un FK che, non solo mi asciuga le labbra, ma nel contempo le ripulisce dei suoi stessi copiosi umori.
    La vena bastarda si e' improvvisamente esaurita, lasciando il posto a qualcosa di piu' romantico; mentre muovo ritmicamente il bacino, strusciando di prepotenza - non gia' il manico ma - solamente l'anca proprio sulla sua fessura, mi prendo il tempo di fissarla teneramente negli occhi.
    In un attimo di "quiete" la esamino con occhio critico interrogandomi sul cosa mi spinga a trovarla cosi' irresistibile.
    Non e' per nulla una bellezza, anzi paragonata alla Lisa di Lissone e' piu' una scimmiettina sgraziata (per non parlare della "Mia Regina" al cui confronto sfigura la maggior parte delle sue connazionali dagli occhi a mandorla, aihme peccato per la sfortuna che m'ha colto), e non e' neppure una "porça navigata" da film porno (come per altro la bionda che in questo momento sullo schermo, non paga del palo che la trapanava nel retto, ha ampliato la sua schiera di ammiratori in un groviglio di membra e membri che la ravanano in ogni anfratto. Davanti, dietro, in bocca ed ha persino una fila di tre uomini pronti a darsi il cambio mentre la cavalcano imperterriti in un DP esemplare).
    Ma allora cos'e' che mi attira in questo "scricciolo" che e' inchiodato sotto il mio corpo? (anche se comprendo benissimo che e' una sua libera scelta, infatti e' SOLO lei a condurre il gioco, ma lo fa in modo da far sembrare che sia totalmente indifesa alle mie voglie, prova ne e' il mio tentativo, prontamente rifiutato, di "sondare" il suo secondo canale)
    Forse e' proprio questo che mi attira in lei, questa sua capacita' di farmi sentire (almeno per qualche minuto) il "padrone della situazione", ovvero il maschio che sta possedendo la sua femmina, in maniera semplice, diretta, senza ricatti morali o come mezzo per ottenere qualcosa (anche se sono perfettamente conscio che e' un gioco in cui la preda non e' lei, ma il sottoscritto).
    Misteri della natura, o forse piu' semplicemente un fatto di pura "chimica animalesca", infatti in questo esatto momento non siamo un cliente e una dispensatrice di piacere, ma solo due esseri umani (o meglio due animali umani) dediti a prendere e darsi piacere l'un l'altra per il solo gusto di farlo; niente fisime, niente paturnie, nessuna aspettativa, nessun dopo, ma solo un TRAVOLGENTE E SUBLIME "ADESSO".
    Quando poi entrambi siamo pronti per qualcosa di piu' consistente dei soli preliminari, mi stacco da lei (a malincuore) per raggiungere il gommino che ho messo a portata di mano sul comodino.
    Lei rimane in quella posa (che sarebbe altamente oscena e volgare se non fosse per lo sguardo di infinito amore che mi lancia) mentre indosso la protezione, per poi ridistendermi sopra il suo corpo.
    Si accomoda meglio per poter gustare appieno gli affondi della mia virilita', alzando leggermente il bacino e guidadomi con la mano perche' non manchi l'entrata al suo tunnel dell'amore.
    Io non mi faccio pregare e, inchiodandola definitivamente sotto di me, con le mie braccia che la forzano in una apertura di quasi 180 gradi, provvedo a corrisponderle quello che mi sta chiedendo insistentemente con la sua espressione supplichevole.
    Il percorso e' agevole e facilitato dalle precedenti pratiche preparatorie, ma nel contempo e' cosi' avvolgente e caldo che mi sorprendo sempre delle meravigliose capacita' di ripresa che ha il corpo umano, anche in circostanze di uso continuato e (diciamo cosi') quasi d'abuso, ma in fondo: non e' fatta giusto per questo?!
    Alterno affondi lenti con colpi veloci e brutali, spezzo il ritmo e mi prodigo con ogni astuzia a mia conoscenza affinche' l'atto conclusivo venga ritardato il piu' possibile.
    Il primo orgasmo mi coglie cosi', quasi in contemporanea con il suo, poiche' le sue convulse strette pelviche hanno massaggiato abilmente il mio membro, portadolo magistralmente al punto di non ritorno.
    Anche il suo orgasmo e' reale, non a mio solo beneficio, poiche' ormai ho imparato a conoscerla: ogni volta ha un singulto, che la obbliga a bloccarsi poco prima di esplodere, proprio come una diga che cede di schianto quando la pressione e' al punto limite.
    Mi afferra la schiena, non vuole che mi ritragga da lei; e' stanca, ma non ancora pienamente soddisfatta, infatti mi indica a gesti di andare in bagno per darmi una rinfrescata che poi avremmo ripreso nuovamente.
    Controllo di sfuggita di avere abbastanza gommini, ma soprattutto mi chiedo quante volte intenda "prosciugarmi" sperando, e nel contempo temendo, di poter reggere il suo ritmo.
    Mi sorge il dubbio di aver aperto la gabbia della belva e che per riportarla dentro debba superare le mitologiche fatiche di Ercole.
    Poco male, anzi no, meglio cosi': e' da tempo che non ho una compagna che si senta libera di scaternarsi a piacimento.
    Le abluzioni intermedie vengono espletate rapidamente, per poi infilarci sotto le coperte.
    Ci prendiamo un attimo di pausa per poter ricaricare le forze, mentre sullo schermo continuano a scorrere le immagini (questa volta di una bionda diversa) di due donne che si prodigano in un rapporto lesbo, inframezzato da tentativi di allargarsi all'inverosimile la patonza l'un l'altra con un dildo dalle dimensioni a dir poco gargatueliche.
    Il mio piccolo pulcino osserva la scena in silenzio, mentre la sua manina sotto le lenzuola provvede a massaggiarmi il bassoventre. Mi viene da pensare che intenda far raggiungere le spropositate dimensioni di quel dildo anche alla mia controparte di carne e sangue, ma e' decisamente impossibile.
    Si accoccola sul mio petto, quasi facendo le fusa e rimaniamo qualche minuto entrambi cosi'. Mi sovviene di chiederle se magari intende dormire qualche minuto, ma invece lei mi propone di rimando di farmi un massaggio rinvigorente per riprendermi piu' velocemente.
    Accetto di buon grado, e mi distendo prono, godendomi lei a cavalcioni della mia schiena che provvede amorevolmente e instancabilmente a sciogliermi ogni singolo muscolo anche solo appena contratto.
    Ci sa fare la piccolina, e ci mette energia, senza pero' mai esagerare, anche perche' un crampo a questo punto sarebbe veramente difficile da far passare.
    Dopo un po' mi giro, con lei sempre a cavalcioni e ci baciamo ancora.
    La mia virilita' s'e' risvegliata (anche se non a pieno regime), ma comunque ad un livello sufficiente per permettermi di apprezzare la morbidezza delle sue labbra prima, e poi (una volta diligentemente calzato un nuovo gommino) la tenerezza del suo intimo.
    Mi cavalca con un misto di imperiosita' e dolcezza, mai di prepotenza o meccanicamente, ma sapientemente, roteando ed angolando il bacino affinche' possa saggiare la consistenza di ogni singola plica labiale.
    Si vede pero' che e' sfinita, cosi' le propongo di passare ad una posizione piu' consona a ricevere i colpi della mia mascolinita': la metto a quattro zampe con il posteriore ben rialzato e la infilzo senza pieta' come una foca alla mattanza.
    Anche io sono un po' provato, ma la rigidita' per fortuna non m'abbandona, cosi' vado avanti per un quarto d'ora abbondante, con la mia lei che mai si lamenta della mia irruenza. Ogni tanto mi contraccambia il colpo da quella posizione, affinche' possa io godere appieno della sua disponibilita'.
    La afferro saldamente per i fianchi e mi lascio trasportare dal momento.
    Finalmente una scossa improvvisa mi avverte che anche la compagna sotto di me e' giunta a conclusione, cosi' (prima di perdere il momento) mi concedo anche io il mio piacere e termino, sfiancato e al settimo cielo, dentro di lei.
    Da quella posizione, lo "scricciolo" volta la testa verso di me e con un sorrisetto che la sa lunga mi dice: "tu no malato, tu ok, tu no verita' me..."
    Sul momento penso sia contrariata perche' le ho rifilato una balla sul mio stato di salute, ma poi mi accorgo che e' solo malizia di femmina che e' salita dal profondo del suo essere solo per intimarmi almeno di costruirle meglio le bugie la prossima volta.
    Crolliamo entrambi sul letto e riprendiamo fiato.
    Ad un tratto mi spara una domanda che mi lascia spiazzato: "tua mog'lie casa?... lei no tok tok tu fuori?..." mimando il gesto di darmi dei pugnetti sulla zucca. Comprendo intenda dire se la mia consorte non si arrabbia se passo ogni tanto la serata fuori da solo. Provo a spiegarle che la dolce meta' e' ignara delle mie frequentazioni extra-matrimoniali e che mi crede fuori con amici a far baldoria; ma la cosa e' difficile da spiegare con le quattro parole comuni che conosciamo, cosi' provo a dirle, "moglie casa tranquilla, lei no sa!" ma la parola tranquilla non e' nel suo vocabolario, cosi' riprovo dicendole "moglie casa, lei brava, no tok tok, ma anche tu tanto tanto brava" allora lei mi ribatte "io no brava, io tok tok tu duo duo, tanto tanto" e scoppia nuovamente a ridere mentre mima piu' vigorosamente il gesto di punirmi per la mia infedelta'.
    La tipina ha un'energia da sgretolare un muro di cemento, e non solo per quanto riguarda le battaglie fra le lenzuola, se non fosse per il non eccelso lato estetico, potrebbe avere un codazzo di ammiratori e cavalier-serventi praticamente infinito.
    Trascorsi quegli attimi per riprenderci entrambi della cavalcata, torniamo in bagno per ripulirci delle fatiche compiute assieme. Sono trascorsi, da quando siamo entrati, solo due ore e mezzo abbondanti e di tempo ne avanziamo ancora, ma nessuno dei due intende affrontare la prova di un terzo scambio (sarebbe veramente un'impresa impossibile); cosi' ci rivestiamo e lasciamo la camera.
    Alla reception la concierge e' cambiata, e l'uomo che ha preso il suo posto svolge le pratiche con fare consumato, senza neppure alzare lo sguardo dalla vaschetta passa-documenti dietro il vetro fume'.
    Quando risalgo in macchina, la mia lei mi interroga su quanto sia stato l'esborso per la camera e quando rispondo "quarantacinque" mi guarda sorpresa e si fa ripetere la cosa nel timore di non aver ben compreso, poi risponde semplicemente "poco! noi altra qui 'ncora!".
    La riaccompagno a Milano perche' possa prendere la sua valigia con gli effetti personali; e per far tutto prima, sulla strada lo "scricciolo" chiama la sua coinquilina dicendole di prepararle il tutto; infatti quando la lascio sotto casa la debbo aspettare solo pochi minuti: giusto il tempo di salire e scendere.
    Riprendiamo la strada verso Seregno e questa volta senza l'assurdo traffico incontrato all'andata.
    Arriviamo a destinazione al civico 59 di via Montello; sulle prime, poiche' e ormai notte inoltrata, non riconosce i dintorni, poi quando faccio un passaggio per poter parcheggiare dall'altro lato della strada, il mio piccolo tesoro mi dice "shi, shi, ok io 'rrivata, tu venire?" e mi fa cenno di accompagnarla anche dentro casa.
    Io ormai sono piuttosto provato, cosi' devo gioco forza declinare l'offerta e accomiatarmi con un ultimo bacio per chiudere la serata.
    Prima di lasciarmi pero' si raccomanda che una volta a casa le mandi un messaggio, perche' vuole essere sicura che non mi accada nulla durante il breve tragitto verso il mio meritato riposo.
    Che dire di più: ho trascorso una serata magnifica in compagnia di una persona meravigliosa; l'unico mio dispiacere lo avro' il giorno 17, perche' la piccola scantenata mi avvertira' di essere in partenza per Pisa e che mi avrebbe chiamato quando fosse stata di ritorno (chissa' quando e chissa' se non sia stato un dolcissimo e scatenatissimo ultimo addio, solo il tempo potra' rispondere).
    A presto e alla prossima avventura!

  • Cosiderazioni generali circa gli incontri con la Lisa di Lissone (30/09/2012)

    Bentrovati a tutti quelli che seguono imperterriti il blog.
    Noto con piacere che le visite aumentano di mese in mese, tant'e' che nel mese di Settembre il blog ha toccato ben 8.400 pagine visitate a fronte dei 5.400 accessi mensili, mentre in Agosto le statistiche mostrano 7.300 pagine con 4.700 accessi.

    Devo dire che non mi aspettavo cosi' tanto seguito, anche perche' i miei incontri negli ultimi tempi non si sono diversificati di molto, ma piuttosto la tendenza e' stata quella di "fidelizzarmi" il più possibile quelle "infermierine" con cui mi sto trovando piu' a mio agio, e che di conseguenza hanno il grosso pregio di ridurre al minimo l'effetto "visita a vuoto" che tanto frustra i ricercatori incalliti della fi$a a mandorla; daltronde si sa': con le nostre "pazienti mandorline" il rischio di vedersi aprire la porta e trovarsi di fronte il "cugino brutto di zio Fester" e' altissimo, mentre si ha la certezza che le immagini pubblicitarie MAI corrispondono alla realta' di quell'uscio timidamente socchiuso (foriero di tante aspettative), ma che il piu' delle volte si risolvono in un mesto e tristissimo scontro con la disillusione di una squallidissima contrattazione buttata li solo per farsi "cacciare via" dal 'comodino' di turno.

    Quante volte m'e' tornato alla memoria il monito "LASCIATE OGNI SPERANZA O' VOI CHE ENTRATE" quando, ad aprirmi la porta, mi son trovato di fronte la fotografia vecchia a sbiadita, di quelle stupende immagini a lungo ammirate sui vari siti di annunci, e che MAI corrispondevano alla massaia che poi effettivamente dimorava in quell'antro di mestizia e delusione.
    Ed e' pertanto cosi' che, con questi pensieri in mente, anche questa volta mi son deciso di far visita a quella che al momento (se non la preferita di turno) mi risulta essere la piu' congeniale ad alleviare le mie mestizie.

    Mattinata di giorno festivo (complice assenza fortuita della consorte) mi decido a contattare la dolce Lisa.
    Messaggino per controllare che sia operativa, e soprattutto "libera" da impegni contingenti, e immancabilmente entro trenta secondi netti, mi ritorna la sua conferma di presentarmi presso la di lei dimora per trascorrere quel momento di felicita' che attendo trepidante durante tutto l'arco di una settimana lavorativa.

    Devo ammettere che mi sto affezionando alla dolce Lisa; con il sottoscritto -pur non producendosi in performance da "tigre del materasso"- tende a lasciarsi andare, e visto l'affiatamento che si sta' sviluppando ogni volta che la vado a trovare, il "ritorno dell'investimento" (anche sul lato affettivo) e' largamente ripagato.
    E' pur sempre vero che la vile pecunia e' in grado di bussare ad ogni porta, ma la cortesia e le buone maniere sono il perfetto corollario per poter ottenere qualcosa in piu' di quella che potrebbe proditoriamente definirsi una "semplice svuotata".
    Dal canto mio posso dire che, pur essendomi applicato senza risparmiarmi con la Lisa, il rapporto che finora sono riuscito ad instaurare si è andato via via perfezionandosi, ma non sara' mai paragonabile a quello che avevo con la mia dolcissima regina.
    Nonostante cio', non credo riusciro' mai ad ottenere da lei cio' che la mia "amante/regina" mi concedeva così liberamente e gioiosamente, anche perche' l'infermierina di turno non e' per nulla propensa, ne' ai giochi, ne' alle pratiche o sollazzi che la "mia regina" trovava cosi' appassionanti.

    Detto questo devo convenire pero' che gli incontri con la Lisa sono tutt'altro che privi d'attrattiva.
    Assecondando una predisposizione innata della Lisa ad immedesimarsi nel ruolo di tipica GFE ("girl friend experience" per chi non mastichasse l'oscuro gergo del punter, ndr.) ho dovuto definitivamente abbandonare tutte quelle pratiche pseudo-costrittive, simil-bondage, tanto care alla mia precedente amante, ma che (non essendo gradite) ho dovuto gioco forza relegare in una sacca sport nell'angolo piu' buoio della cantina, in attesa di tempi migliori (se mai torneranno).

    Non che la cosa mi sia stata "proibita" dalla di lei persona, anzi la Lisa e' piuttosto accondiscendente verso ogni stramba richiesta finora portata alla sua attenzione, ma piuttosto per una mia remora (quasi puritana mi verrebbe da pensare, se non conoscessi fin troppo bene il livello di laidezza che sono in grado di raggiungere se opportunamente "stimolato") a trascinare un così candido giglio in un gioco che, vedo bene, non le sia addice per nulla.

    Sara' che trovo molto piu' stimolante ed appagante agevolare degli istinti gia' presenti nella mia compagna di giochi piuttosto che "costringerla" (ok, comprendo che il termine sia piuttosto fuorviante e marcatemente pesante, ma personalmente ritengo fin troppo "costrittiva" dell'altrui volonta'anche la semplice richiesta di certe "pratiche", seppur totalmente innoque, ma che non suscitano alcun entusiuasmo nell'altra persona) verso cio' a cui non e' portata, ne' per natura, ne' per pensiero; anche perche' sono convinto che (qualora accettasse tali pratiche) lo farebbe solamente per assecondare un mio volere e sicuramente non per suo diletto personale; quindi mancando lo stimolo tipicamente "maialesco" che tali attivita' esigono per poter essere condotte con una certa soddisfazione da entrambe le parti, preferisco accantonarle per dedicarmi a ben diverso appagamento dei sensi.

    Avendo esposto qui sopra, in maniera spero sufficientemente chiara, quello che è il mio stato d'animo durante gli incontri con la mia "mandarina" di Lissone vado immantinente a descrivere quello che è stato l'incontro con la dolce Lisa.

    Mi presento sotto casa sua e dopo averla avvertita del mio arrivo vengo fatto accomodare come di consueto.
    Anche stavolta ho del tempo per consumare in santa pace il nostro incontro, anche perche' (senza che l'abbia, ne' richiesto ne' tantomeno accennato) il telefono di lavoro viene immediatemente spento per non disturbare.
    Ci fissiamo negli occhi e ci teniamo per mano (proprio come due fidanzatini) e ci scappa quasi da ridere per l'imbarazzo, quando (ancora vestiti) ci abbracciamo e ci stampiamo vicendevolmente un castissimo bacio a labbra chiuse, che si trasforma poco per volta in un gradevole scambio di fluidi.

    Le mani corrono febbrili e veloci per liberaci l'un l'altra dell'impaccio dei vestiti. Finalmente nudi, ci stringiamo ancora qualche attimo in piedi; assaporiamo il contatto della pelle fresca e nel contempo febbricitante di desiderio.
    Senza una parola mi prende per mano e mi porta in bagno per le necessita' di rito.
    Non riesco neppure a darmi una rinfrescata da solo, perche' la mia lei zittisce ogni mia rimostranza con un imperioso "faccio io" mentre provvede amorevolmente ad occuparsi del fratellino.
    Le mie mani non sono pero' paghe di starsene in disparte, mentre le loro gemelle si prendono cosi' amorevole cura della mia mascolinita', e cosi' risalgo lentamente, in punta di dita, l'interno delle sue cosce. La donzella non disdegna le mie attenzioni, ma le asseconda, scostando leggermente le gambe, mi lascia libero accesso al fiore della sua femminilita'. Senza malizia, senza artificio, ma liberamente e naturalmente si concede al mio tocco.
    Labbra fantastiche e umide di piacere a lungo atteso e finalmente donato, fanno capolino dallo scorcio di un praticello liscio e ben curato.
    Dolci gocce di rugiata su quegli steli tosati con attenzione inumidiscono la punta delle mie dita.
    L'attesa e' lunga e quasi insopportabile mentre mi ingiunge di precederla sul lettone mentre lei provvede a sua volta a detergersi la prima rugiada del mattino.
    Quando si staglia nel vano della porta della camera da letto e' quasi un'apparizione dell'estasi che a breve ci prendera' entrambi.
    L'ammiro, deliziato e nel contempo stupido, di quale possa mai essere l'artista divino capace di infondere tale bellezza di natura in un corpo cosi' perfetto nella sua stessa mancanza di perfezione.
    Non ha nulla dei canoni classici della bellezza femminile, ne' l'appariscente volutta' della "donna perduta" o la sfrontatezza volgare della maitresse navigata, ma e' comunque perfetta nella semplicita' del suo essere "disponibile e accessibile" al mio desiderio di maschio.

    Poche cose hanno il potere di far correre un brivido lungo la mia spina dorsale e (grazie a Dio) lei e' una di queste.
    Sono finalmente vivo e felice di esserlo; fra le sue braccia dimentico ogni cosa, nulla ha piu' importanza del godere della gioia che l'attimo che stiamo vivendo assieme puo' darmi.
    Distesa sopra di me, mi copre di baci, cosicche' ogni centrimetro della mia pelle e' stato assaggiato e vezzeggiato da quelle splendide labbra.

    Languida si dispone affinche' io la possa ammirare mentre si profonde in un bacio che nulla ha di casto, ma e' invece l'antitesi della purezza, poiche' donato non gia' alle mie labbra, ma alla fonte del mio vigor maschile.

    Seppur la sua arte nel condurre il gioco del risveglio del mio intimo essere, non sia condotto con la dovuta diligenza che ci si aspetterebbe da una donna che abbia pratica di certi mezzi, riesce ugualmente a donar piacer profano, e del tutto terreno, al mio membro.
    Occorre interromperla prima che io doni prematuramente tutto me stesso a quella saettante linguetta da diavoletta, cosi' la afferro e la costringo a subire cio' che fino a poco fa' mi stava elargendo con grande convinzione, seppur con poca dimestichezza.
    Supina sulla schiena si dischiude a me, ed io forzandola ad aprirsi completamente alla mia dialettica, assaggio il frutto succoso e delicato del peccato primordiale.
    Quale estasi, quale tremore la coglie mentre subisce gli assalti della mia lingua; l'attimo fuggevole del suo piacere si e' consumato in una frazione di secondo, che gia' mi incita a coprirmi e provvedere in altro modo a continuare il nostro piacere.
    Presto detto, presto fatto e, allorche' l'arma del piacer comune e' stata resa atta a non offendere con ipudico sfogo l'altrui casa, mi accingo a cavalcar la bestia del nostro desiderio.
    L'atto si protrae all'infinito, variando nelle sue forme e nell'arte della sua conduzione; delicati abbracci e assalti piu' vigorosi portati alle sue terga si susseguono senza continuita'; la sua pazienza nel tentare ogni nuova posizione di piacere che ci venga in mente di provare, accende la mia fantasia e nel contempo la sua. Purtroppo, timida com'e', non tenta mai di condurre il gioco, ma si accontenta di sottomettersi alle mie voglie, senza pero' negarsi di godere dell'atto che ci sta sconvolgendo entrambi.
    Ancora non sono riuscito a comprenderla fino in fondo; ancora non ho il termometro del suo piacere, cosicche' sono costretto a chiederle per aver la certezza di non lasciarla a mezza via.
    Finalmente mi confessa che e' paga del mio sforzo, cosi' che possa io stesso prendermi il mio piacere e concludere quella che e' stata un'ora completa d'amore.
    Termino come un ossesso, prendendola rudemente a pecorina, e colpendola senza pieta'; martoriandola nella sua intimita'.
    Durante l'atto ho cercato di traviarla verso lidi di impudicizia che mi sono cari, e ho provato a chiederle se mai le sarebbe stato gradito uno scambio come quello condotto durante la nostra prima volta assieme (con la partecipazione di un'altra donna cosi' come fu' in compagnia della Eliana) ma mi ha confessato di essere un po' gelosa e che (nonostante non si sarebbe opposta a tale mia richiesta) avrebbe preferito avermi tutto per lei, lei sola.

    Concludendo il mio sproloquio da romanzi rosa, devo dire che l'incontro e' stato (spero) gradito da entrambi.

    Cio' nonostante non credo smettero' mai di tentare di traviarla, chissa' che non riesca a dischiuderle le porte di piaceri a lei non troppo congeniali.
    Con cio' vi saluto; a presto e alla prossima.

  • Lisa Lissone (23/09/2012)

    Bentrovati a tutti quelli che leggono periodicamente il blog.
    Devo dire che la cosa fa ancora piacere, nonostante non sia piu' cosi' aggiornato da parte mia, putroppo pero' oltre ad una nuova recensione, mi devo togliere dallo stomaco un episodio spiacevole che non riesco a farmi andar giu'.
    La buona notizia e' che la mia strepitosa amante cinese sta bene, finalmente l'ho sentita questo sabato (da nr diverso dal solito, ma la cosa ha i suoi perche') e la cosa mi ha tranquillizzato parecchio perche' avevo paura le fosse successo qualcosa di brutto, ma le buone notizie per me si fermano qua: infatti sabato mattina (con la moglie beatamente a letto a dormire) mi squilla il cellulare; nr nuovo e praticamente sconosciuto.
    Rispondo e riconosco la voce: "e' lei"; non faccio in tempo a salutarla che il mio dolcissimo fiore mi attacca con una grinta e una rabbia degne di Mike Tyson. E' inca$$ata e inviperita come non credevo mai possibile: motivo = ha scoperto l'esistenza di questo blog (e sapendo bene di aver rivelato l'esatta identita' della mia amante ad una sola persona sulla faccia di questa terra, e avendo fatto di tutto per renderla non riconoscibile -se non alla diretta interessata-, so perfettemente chi sia il respondabile - e so che probabilmente leggera' e sapra' anche lui a chi mi sto riferendo).
    Mi sto sorbendo un attacco in piena regola, condito da frasi isteriche, pianti, grida, e tutto il repertorio delle "fidanzatine psicopatiche", nel quale non riesco ad infilare una sola parola, quando con la coda dell'okkio vedo mia moglie che si e' alzata per andare in bagno. Tronco di netto la telefonata e metto il cellulare in modalita' silenzio. La consorte mi ha sgamato e mi chiede con chi stessi parlando in inglese al telefono alle 9.45 della mattina di sabato. Rimedio in zona cesarini inventandomi una balla che fosse una telefonata di lavoro per dei casini con l'estero. La moglie si tranquillizza e io pure poiche' ho scampato il pericolo proprio per un pelo.
    Pero' con l'altro mio dolcissimo amore e' tutto rovinato; e la cosa grazie ad un'unica persona che si e' comportata in modo cosi' subdolo, e schifosamente perfido approfittandosi di una mia "leggerezza". Spero per lui (anche se so che e' stato bannato a vita da un forum di pu$$anieri ben conosciuto, ed ora capisco come cio' possa mai essere successo) che ne abbia ricavato qualcosa, ma ne dubito fortemente!
    Il cellulare segna 4 telefonate perse ed io non ho la possiblita' di richiamarla e spiegarle che nonostante abbia scritto di lei, nessuno e' in grado di capire chi sia.
    Spero solo che sia cosi' intelligente da non farsi fregare dallo stron$o che ha pensato bene di fo$$ermi la storia romantica con il mio "dolcissimo" tesoro.
    A pensarci bene pero' e' meglio sia finita in questo modo, e questo per diversi motivi:
    1) - prima o poi doveva finire, e un taglio netto, brutale e senza possibilita' di ritorno come questo e' meglio di una morte lenta;
    2) - anche se fatico ad ammetterlo, con la mia "regina" era già finita da mesi, l'impossibilita' di vederla, la lontananza uccidono anche il piu' perfetto dei rapporti;
    3) - il modo "violento" in cui è finita mi ha definitivamente dimostrato l'amore che la mia dolcissima amante mi portava (rapporti tiepidi, se non freddi, non causano tanto odio nel momento in cui finiscono, quindi il fatto che si sia inca$$ata in questo modo almeno una cosa la dimostra: mi ha amato con il cuore e non solo con la fi$a) nonostante si sia sempre rifiutata di dirmelo a voce, il suo attegiamento lo dimostra;
    4) - ho scoperto in tempo il lato "psicopatico" che c'era in lei, e per fortuna la cosa e' finita lasciandomi cicatrici nell'anima relativamente poco profonde.

    Se la mia bellissima regina dovesse mai leggere nuovamente queste righe vorrei solo tranquillizzarla:

    "Meiyou ren zhidao ni shi shui, wo conglai meiyou shuo ni de mingzi gei renhe ren, ye meiyou ren neng lijie ni de shenfen. Wo zong shi gaosu ni, wo bushi wanmei de (wo shige huai zhangfu), dan wo conglai meiyou beipan ni de xinren. Wo xiwang ni shi zui hao de."
    'D'

    Altro modo non ho per spiegarle i miei motivi, spero sia abbastanza intelligente da capire la realta' e arrivare da sola alla verità.

    Chiuso lo spiacevole intermezzo di cui sopra, mi trovo con un po' di grana nel portafogli e con una necessita' impellente che decido di "donare" alla Lisa di Lissone che risponde allo stesso numero della Eliana, ovvero allo 327-5926410.
    Nonostante non sia ai livelli della mitica Eliana, mi e' comunque comoda e (grosso pregio) non subisce il turnover tipico delle sue altre connazionali, poiché la trovo sempre alla stessa location, ovvero al civico 29 di Via San Rocco.
    Mi accoglie in tenuta da combattimento, con una gonnellina scozzese corta corta (e senza biancheria sotto, slurp!!!) ed un toppino modello Daisy Luke allacciato proprio sotto le tette (i piu' vecchi si ricorderanno sicuramente la serie Hazard).
    E' una favola, e (cosa non da poco) e' disposta ad assecondarmi in ogni mia richiesta strampalata.
    Iniziamo le danze, al che -con un copione ben collaudato- inizia un boccaponcio che ha il potere di "drenarmi" tutto il mio malumore. Lei si diverte e (a parte qualche sputazzata nel solito fazzolettino di carta) il lavoro e' eseguito a regola d'arte. Eseguito il suo compito, mi accingo alla gomamtura per procedere ad un'esplorazione della sua dolce galleria. Piazzandomi alle sue terga, affondo il naso in entrambi i suoi buchetti ben esposti, vista la classica posizione "a pecorina". Mi accorgo che la mia preda e' gia' ben bagnata e copiosamente lubrificata. Il suo sapore e' eccellente (come al solito) cosi' quando sento che non ce la fa piu', mi presento al suo uscio, bussando cortesemente per farmi "accogliere" nell'intimità della sua "casa".
    Dentro e' un lago di piacere. La stantuffo per bene, godendomi la visione di quel culetto esposto con la gonnellina arrotolata sopra i fianchi, e alla quale mi aggrappo modello rodeo per assestarle piu' violentemente ed in profondità i miei colpi.
    Sentendola particolarmente partecipe, mi piego sopra la sua schiena per raggiungerle il grilletto sul davanti e smanettarla a piu' non posso. La pratica dura poco, perche' la sento rantolare e immediatemente accasciarsi sul letto. Io pero' non sono pago, la giro e piegandole le ginocchia provvedo a darle una ripassata, ripulendola del suo succo d'amore.
    Poi sono di nuovo in galleria, ma questa volta a missionaria, e per meglio pomparla in profondità, le blocco le ginocchia sotto le mie braccia. Alterno il ritmo e la violenza dei colpi per poter prolungare lo "sfogo" che lentamente sta risalendo i miei lombi. Sudato e affaticato dalla performace, mi accorgo di aver "esagerato" e a questo punto corro il rischio di perdere il momento, ma la Lisa prontamente se ne accorge e, come gia' altre volte, decide di venire in mio soccorso con un aiuto molto "cerebrale" e sempre gradito per "l'esagerazione" della performance: si afferra le sue stesse cosce e aprendosi completamente ai miei colpi si produce in una piece teatrale che le ho insegnato, e che lei ha prontamente recepito, nei nostri precedenti incontri - mi dice "si tutto dentlo, rompi mia figa, fammi sentile pancia tuo belo ca$$o dulo, glosso, ahhaaa!!!!! vieni siiiii.....". Al che, ad un invito del genere, non posso esimermi e con un ultimo sforzo (e con un ultimo colpo violento di reni) affondo dentro lei ed esplodo nel gommino.
    Sono stanco e fradicio, ma tremendamente felice. Per fortuna il suo cellulare non ha squillato nenache una volta e la Lisa ci tiene a sottolineare che il lavoro e' un po' in crisi in questo periodo.
    Il resto dell'incontro si svolge come di consueto, con il sottoscritto che si da una rinfrescata per non tradirsi al momento del rientro a casa, e la Lisa che ripiegando il completino che ha indossato appositamente per me, continua a profondersi in complimenti tenendo a dirmi "tu tanto blavo, io venile semple quando io con te" sollevando nel contempo l'indice e il medio per farmi capire meglio, anche se sono cosi' rincoglionito dalla fatica che non capisco se con quel gesto intenda dire che l'ho fatta "venire due volte" o se sia semplicemente il gesto della "V" di vittoria?!?!?!
    E con questo per oggi ho finito, alla prossima!

    PS. NOTA DI COLORE: uscito dalla Lisa e accingendomi a riprendere la macchina, noto nelle vicinanze un foglietto buttato per strada, mezzo strappato, ma con ben 5 numeri di cellulare ben in vista e dei nomi e degli indirizzi quali "DORATA" - "VIA MONTELLO 82" "SAN ROCCO 20". Lo raccolgo per poterlo controllare meglio, alche' oggi scopro con soddisfazione che l'appunto appartiene sicuramente a qualche "frequentatore" in quanto i nr indicati sono delle note e nostre affezionatissime infermierine. :) Lo conservo come "trofeo" e chissa' mai non possa tornarmi utile per bekkare qualche nuova preda.

  • Eliana & Lisa in doppietta a Lissone (27/07/2012)

    Come promesso eccomi con il resoconto delle mie gesta della serata del 27 di luglio.
    Siccome la serata non era partita come avevo pianificato (causa contrattempo con quella piccola peste di Hann) ho dovuto ripiegare all'ultimo sulla Eliana, sperando di trovarla ancora in attività, ma procediamo con ordine nel racconto.
    Sono le 21.30 quando mi metto in volta per raggiungere Milano, dove mi "dovrebbe" aspettare quella ninfomane assatanata di Hann. Ci metto una mezz'ora ad arrivare dalle sue parti, parcheggio (con una certa difficoltà) e la chiamo; come al solito al telefono è una tortura immane cercare di farsi capire, ma un po' con il mio cinese zoppicante e un po' con la sua buona volonta di parlare in italiano, mi dice di aspettarla ad un certo nr. civico che scende subito. Al momento penso abbia sbagliato, ho capito bene????? "scendo"????? ma che si tromba in strada ora??? Vabbèh, mi armo di pazienza (e ce ne vorrà tanta visto quanto mi fa aspettare) e mi piazzo come un pirla poco distante dal portone del civico indicato. Passa una mezz'ora abbondante e già mi sono rotto i co&lioni, quando due portoni più dietro la vedo scendere e avvicinarsi (e meno male che mi aveva dato il nr. civico "esatto"), o ca$$o, s'è portata la borsetta ed vestita per uscire, ma allora avevo capito bene quando aveva detto "scendo". Porca vacca e ora cosa cavolo succede? sta a vedere che alle varie richieste che negli ultimi giorni m'ha fatto ora vuole anche uscire e passare la serata come una coppietta di fidanzatini: eh no bella, ci siamo capiti male, io son venuto per trapanarti, non per scarrozzarti in giro per Milano. Si vede che dalla mia faccia traspare la delusione del momento, perché prova subito a rassicurarmi spiegandomi che non può farmi salire perché a Milano in questo momento non ci sta per lavorare, ma è ospitata da una famiglia e che non ha un posto per esercitare, ma s'è portata il passaporto e mi propone di andare in albergo. Ok penso, vorrà dire che mi sottoporrò ad ennesimo esbroso non previsto, ma almeno penso di potermela ripassare senza avere la fretta del prossimo cliente. Quanto le dico che va bene, e le chiedo a quale albergo andiamo, per tutta risposta mi dice che non lo sa e tira fuori il telefono per farsi spiegare dall'amica dove andare.
    Eh no questo è troppo, non ho alcuna intenzione di passare la serata a farmi menate per trovare un posto decente, fuori mano con un navigatore cinese che fatica a farsi capire.
    Da gentleman quale sono (si magari ......) le spiego pacatamente che forse per questa volta non è il caso, che la saluto e che me torno a casa.
    Lei ci rimane di sale, non l'aveva previsto, e fa di tutto per convincermi a non andare, ma ormai la decisione e presa, e ritornare sui miei passi vorrebbe dire darle un potere su di me che non voglio assolutamente concederle. Il nostro è, e deve rimanere, un rapporto professionista-cliente, non ho proprio intenzione di farmi abbindolare come un pirla. La pianto (a dire il vero con un po' di rincrescimento) sul portone dove e scesa e vado a riprendermi la macchina; la poverina non si schioda da li fino a quando non vede che parto e imbocco la via del ritorno.
    Sono inc$$ato a mille e ho volgia di sfogarmi, il pensiero corre subito alla Eliana, ma ormai ora che arrivo a Lissone sono già le 23.00, chissà se esercita ancora a quell'ora.
    La chiamo e risponde immediatamente, tempo di parcheggiare e in due minuti sono accompagnato già dentro il loft dalle premurose manine della Eli. Soliti saluti di rito e sono già in tenuta da battaglia per lei; al che mi dice che nell'appartamento c'è anche la sua sostituta e mi propone di provarla. Non volendo farle torto, le dico che sono venuto solo per lei, ma insiste e mi dice almeno di guardarla che è carina. A questo punto sono un po' in imbarazzo, sono nudo come un verme e la Eli mi "introduce" la sua coinquilina (di nome LISA, ma che novità) passando subito alle presentazioni formali.
    Fisicamente non è male, più alta ma di poco della Eliana, un filino più in carne e con viso più rotondo: non è proprio il tipo filiforme e diafano che mi attizza in una cinese; ma è giovane (abbastanza più giovane della Eliana) e poi si scambiano certe okkiatine fra loro, condite da frasette maliziose e risolini da collegiali.
    Basta poco e decido di provarle in una doppietta assieme, anche se fino ad allora le "doppiette" mi avvevano lasciato solo deluso e decisamente "più leggero" nel portafogli.
    Che devo dire, il resto dell'incontro è avvolto in una soffice nuvola di carezze, slinguazzamenti, bacetti, soffocotti con lezioni impartite dalla Eliana alla più giovane sul come si fa nel modo corretto, DATY profusi in maniera alterna alle due.
    Diciamo che i momenti che ricordo di più sono nell'ordine:
    1) prima la Eliana che si piazza alla mia destra e mostra alla collega (alla mia sinistra) come si esegue un boccaponcio perfetto, alternandosi fra di loro e scambiandosi commenti sul modo migliore per usare la lingua;
    2) poi una volta visto che la più giovane ha imparato egregiamente la tecnica, la Eliana mi si piazza con la prugnetta sopra la faccia e si prende il suo meritato premio nella forma di un DATY bello bagnato, con la LISA sempre impegnata con la mia asta in bocca;
    3) ad un certo punto sento distintamente "venire" la maestra, la quale si gode ancora qualche spasmo per poi lasciare il suo posto all'allieva sulla mia bocca;
    4) a ruoli invertiti le sento parlottare sottovoce (ma più precisamente è la Eliana che parla, perché la giovane sta producendo una serie continua di mugulii di piacere sotto i colpi bene assestati della mia lingua, è praticamente venuta in meno di due minuti ....e lo sento bene, credetemi....) al che fa per spostarsi da me, quando la maestra la afferra saldamente per i fianci costringedola a rimanere "in posizione" e nel frattempo le dice di godersi l'orgasmo, mentre al mio pennone in tiro ci pensa ancora lei;
    5) quando sono pronto ,la Eliana provvede ad incappucciarmi e si impala a smorzacandela su di me, che sono sempre inchiotato sotto la Lisa; la piccola monella c'ha ormai preso gusto e si sta lasciando andare, quando la vedo in uno scorcio da sotto il suo bassoventre, alzare le mani e afferrare le bocce della Eliana. Magnifico!!!! è il massimo dello scambio lesbo che ci si può aspettare dalle orientali, ma la piccola sembra aver perso la boccia e s'è spinta oltre le sue inibizioni;
    6) qualche minuto sotto i colpi della Eliana, quando le due (una volta provveduto a cambiare il gommino) si scambiano di nuovo i ruoli, e questa volta con la Eli che afferra saldamente il davanzale della collega e la guida nella cavalcata;
    7) non so quanto tempo sia passato, ma è giunto il tempo per me di condurre i giuochi, così mi tolgo da sotto e faccio distendere la Lisa a pancia in su, la monto qualche minuto a missionaria con al Eli che mi accareza la schiena e mi stampa un bel FK a piene labbra;
    8) comunque non ho intenzione di lasciare la Eli a bocca asciutta, quindi dopo aver provveduto a cambiare nuovamente il gommino, piazzo la Eli a pecorina proprio sopra la Lisa, la quale da sotto provvede nuovamente ad armeggiare con le bocce della Eli, vado avanti per poco perché al momento di capitolare lo segnalo a quella gran porcona della Eli, la quale si sfila, poi provvede a sgommarmi e con un abile e sapiente lavoro di mano, mi fa concludere sul pancino della collega.
    Sono praticamente distrutto e faccio fatica a riprendermi, le due si guardano e scoppiano a ridere, è bello sentirle e sono state veramente brave a farmi stare bene.
    Con una certa fatica provvedo a darmi una rinfrescata, e a rivestirmi con le due che ci tengono ad aiutarmi. Sono coccolato e viziato come un pascia.
    Saluto entrambe e solo ora guardo l'orologio, è passata mezzanotte, ma io sono praticamente in paradiso. Il pensiero corre alla Hann, ma solo per mandarla a ca$are e nel contempo a ringraziarla per avermi permesso di testare le due donzelle in coppia. Contrariamente alle deludenti doppiette fatte finora, queste è stata da film porno, anche senza uno scambio lesbo più spinto che sarebbe stato una roba da sturbo completo.
    Saluti a tutti e buone trombate.

  • Spiegazioni circa il lungo periodo d'assenza! (06-08-2012)

    Buongiorno a tutti quelli che continuano imperterriti a leggere il blog, nonostante non lo aggiorni da oltre 6 mesi (è inutile che facciate gli gnorri perché comunque le vedo le visite, e nonostante il momentaneo black-out si attestano sempre a oltre 3.000 pagine visualizzate ogni mese).
    Devo fare a tutti voi le mie scuse per l'assenza, ma ho una ragione più che valida:
    durante le ferie dell'ultimo Natale ho avuto un "problemuccio" di salute che mi ha messo KO per un bel po' di tempo.
    A chi già si sta tokkando i maroni pensando a qualche MST (matattia sessualmente trasmissibile, NBD), o a quelli che già gli monta quell'antipaticissima frase da saputelli del "te l'avevo detto, che...", bhe... devo deluderli perché fino a prova contraria un tumore non è "ancora" considerato MST :)
    Ehh si cari miei, nel giro di due settimane m'è cresciuto un bel tumore "fulminante" che m'ha obbligato prima ad un ricovero d'urgenza in ospedale, con successiva operazione ed asportazione d'organo; e poi a terapia oncologia di prassi con sacche di chemio da fare ogni giorno per 3 mesi consecutivi.
    Ad oggi comunque ho ripreso a lavorare (quello serio) e nonostante i controlli serrati a cui sono sottoposto, "sembra" che il sottoscritto l'abbia (diciamo così) scampata.
    Nonostante il "momentaneo" black-out di recensioni, l'altro lavoro (quello di trapanatore folle di dolci mandarini dagli okki allungati) non l'ho mai sospeso (potenza della FAIGA a mandorla che sono sicuro mi tirerebbe fuori anche dalla fossa, con anche un bel metro di terra sopra) :)
    In questi ultimi mesi però (viste le non perfette condizioni fisiche) ho dovuto concentrarmi sulla mia solita vecchia conoscenza Hanna (vi ricordate la ninfomane di Via de Gradi?!) che in quel periodo ha fatto parecchi trasferimenti di location: prima a Seregno, poi a Prato, per poi ritornare a Seregno ed infine ora è a Milano (in appartamento non di lavoro, ma solo di passaggio perché abitato da famiglia conterranea, e quindi non agibile per esplorazioni di tipo più "profondo"); e sulla mia dolcissima "amante cinese".
    Purtroppo però ad Hanna ho deciso la scorsa settimana di dare il benservito, poiché la scatenatissima ninfomane si era fin troppo "europeizzata" aumentando di volta in volta le richieste di "aiutini" e non solo in denaro, arrivando addirittura a "pretenderli"; mentre (con mio sommo rincrescimento) devo dire che la mia dolcissima amante ha deciso di punto in bianco di allentare i contatti; ci teniamo ancora in contatto, ma non riesco a comprendere il perché abbia deciso (da un giorno all'altro) di non scrivermi più spontaneamente e di rispondere ai miei SMS solo dopo lunghissime attese (mentre prima era di una frenesia di scambi modello collegiale in fregola).
    Di questa sua latitanza devo constatare che ci sto soffrendo parecchio, anche perché durante la mia malattia s'è dimostrata di una premura e di una solerzia che non erano da meno di quelle della mia moglie ufficiale.
    Sarà che forse s'è fatta coninvolgere sentimentalmente ben più di quanto volesse, e una volta compreso che ero fuori pericolo, ha deciso di non voler stare più in pena per un essere umano che non fosse lei stessa (sacrosanto desiderio di egoismo puro e semplice che non mi sento affatto di biasimare).
    Abbandonate le mie care "vecchie amiche", ho ripreso ben diverse frequentazioni e desiderando un po' di calma e pace son tornato dalla cara "vecchia" Eliana di Lissone, per scoprire -con un certo affetto- che esercita ancora nello stesso posto ed è sicuramente una ben più stabile presenza, in un momento in cui necessito di una certa "sicurezza" di relazione (anche se solo di tipo mercenario).
    Purtroppo in questo periodo partirà per tornare un paio di mesi in China dai parenti, ma non abbiate tema poiché non lascia sguarnita la postazione.
    Al suo posto ha messo una degna sostituta (di nome LISA) e che ha tenuto lei stessa a farmi "provare" (in duo con lei) l'ultima volta che sono passato a trovarla.
    Del resoconto dell'incontro vi aggiornerò a breve, non appena impegni e voglia si faranno risentire.
    Con questo e tutto, alla prossima recensione e su con la vita.
    Saluti a tutti, soprattutto a quelli a cui sono mancati i miei resoconti (che tengo ancora una volta a rimarcare essere di pura fantasia e per nulla attinenti a fatti o persone "reali").

  • Anna (o Hann) Via dei Gradi, 10 - Monza (04-12-2011)

    Come ogni domenica mi trovo con la testa profondamente infossata nel cavallo dei pantaloni, così di ragionare con qualcosa di diverso dal bigolo non se ne parla.
    L'ormone è a mille e i neuroni sono schioppati l'uno dopo l'altro, lasciandomi orfano di qualsiasi raziocinio.
    In questo stato di profondo rincoglionimento da "faiga", mi decido finalmente a fare un test esplorativo presso la casina di Via de Gradi.
    Ben conscio del fatto che l'altra settimana un collega, con cui sono in contatto su un altro forum, è fuggito a gambe levate dal mostro di Loch Ness che gli si è palesato sull'uscio, decido di tentare la mia misera sorte, o quantomeno provare a scaricare qualche raffica di "vaffa" sulla faccia del roito ivi presente, prima di alzare i tacchi e correre verso ben più soddisfacenti lidi.
    Mi armo di coraggio - e una bella dose di pelo sullo stomaco - e chiamo il solito nr. 327-0211515, la vocina dall'altra parte è sicuramente quella di una centralinista, la quale però non mi accoglie con particolare calore. Si vede che non ha riconosciuto il mio nr. di aficionado, come è invece successo altre volte. Senza darle troppo il tempo di spiegare e zittendola prima che cominci a sproloquiare a vanvera sul menù con varie ed eventuali, le chiedo se l'operatrice sia libera al momento.
    A risposta affermativa, le comunico che ho appena parcheggiato nei dintorni e che fra circa 10 minuti max sarò sotto il portone da dove l'avrei richiamata per farmi aprire.
    Mollo la macchina poco distante, in una viettina residenziale senza limite orario, e mi avvio a piedi al bancomat di zona per fare il pieno.
    Quando sono al portone la richiamo per farmi aprire, ma passano un paio di minuti e il cancello non scatta. Cominciamo bene penso; non sia mai che la donzella nel frattempo sia già stata impegnata?; però la centralinista non mi ha detto nulla, così un po' con i coglioni girati, la richiamo. Stavolta però è lei che non mi fa parlare e attacca immediatamente a scusarsi con un "io aplo subito, aplo subito"; non fa in tempo a terminare la tiritera che sento lo "sdlang" della serratura elettrica.
    Quantomeno hanno rimediato in zona cesarini; metto via il cell. e salgo i ben conosciuti gradini di pietra. Stando come al solito ben attento a non inciampare sui gradini sconnessi, mi accorgo solo dopo che la donzella ha richiuso la finestrella della cucina e che ho così perso la mia occasione per scrutarla prima di entrare nell'alcova.
    Poco male, mi piazzo davanti alla porta e aspetto. La portina si spalanca, ma la tizia si nasconde ben bene dietro il pannello. Io non mi muovo, non faccio nemmeno un respiro e dieci secondi dopo, visto che non mi vede varcare l'uscio, una testolina corredata di nerissimi capelli tagliati corti alla maschietto si affaccia da dietro lo stipite.
    Che dire, è davvero un bel bocconcino, è decisamente giovane, e se dovessi azzardare un'età potrei dire tranquillamente che ha fra i 25 e i 27 anni. Putroppo non vedo il fisico visto che ha sporto solo la testolina, ma quello che vedo già mi aggrada parecchio.
    Ha un faccino sorridente e mi accoglie con un "ciao" a trentadue denti, il nasino è caruccio e non troppo schiacciato, non ha la solita faccia da luna piena tipica delle sue connazionali, e poi quei capelli nerissimi, tagliati così corti, la fanno sembrare ancora più giovane; ma il pezzo forte sono gli occhi: hanno il tipico taglio orientale a mandorla rovesciata, che in un primo momento ti danno l'impressione di leggero strabismo, ma a quardarli con più attenzione ti accorgi che invece sono perfettamente normali.
    Sul momento rimango imbambolato, davvero non mi sarei mai aspettato cotanta fortuna nelle mie ricerche, è lei nota subito che sono rimasto un po' spiazzato, ma allo stesso tempo anche io noto un particolare che mi pone immediatamente in vantaggio su di lei: anche la donzella è rimasta in qualche modo colpita dal mio aspetto (forse si aspettava qualcuno più in là con l'età); e invece ho decisamente fatto colpo, infatti lo posso chiaramente leggere dallo sguardo di aperto apprezzamento che mi rivolge.
    Una volta dentro, posso constatare che il resto del copricino è in linea con quel bel faccino; la ragazza indossa una vestaglietta nera portata sopra un intimo sempre di colore nero, che a sua volta copre una prima di seno da cui vedo spuntare due bei noccioli di ciliega già belli duretti.
    Finora lo scambio di battute si è limitato a quel caloroso "ciao" di benvenuto, e precedendola in camera mi accingo a saldare anticipatamente quanto richiesto.
    Quando le chiedo quale sia l'entità del mazzo di rose richiesto, sembra non capire assolutamente neppure una parola, allora con più calma e mimando il segno internazionale richiesto dalle circostanze (uno sfregamento del pollice e dell'indice all'altezza del volto accompagnato da una unica parola: "quanto?") mi risponde prontamente "settanta"!
    "E no mia cara non ci siamo, per una prima volta non so se li vali tutti i settanta che stai chiedendo"
    così pur comprendendo che non ho mezzo per mettermi a trattare, tiro fuori un foglio da 50 rose e faccio una faccia interrogativa.
    Lei non si scompone, anzi non sta affatto guardando il mazzo di rose, ma mi sta invece fissando dritta negli occhi, e continua a sorridere; mi lascia in sospeso si e no un secondo buono, poi probabilmente poiché le aggrado, mi dice "ok!" e fa per allungare le mani per prendere l'agognato foglietto. Visto che a questo punto sono io ad essere in vantaggio, tento un altro affondo e senza mollare il biglietto "fortunato" le faccio vedere l'orologio e puntando l'indice sul dodici faccio un giro orario lento e completo di tutto il quadrante, facendole capire che l'omaggio delle 50 rose è per una battaglia da un'ora.
    Stavolta lo sguardo non è per nulla interrogativo, ha capito bene cosa deve fare per avere il regalo, ma orami è in ballo e mi risponde di nuovo "si, si, ok!"
    Le mollo le rose, e lei immediatamente sparisce dalla camera per metterle al sicuro poi, quando torna, prende in mano il cellulare e chiama la mamasan per comunicarle che sarà impegnata per la prossima ora.
    Ci spogliamo, e quando si toglie la vestaglietta noto sul ventre - poco sotto l'ombelico - la classica cicatrice da cesareo lunga però si e no un 5 centimetri buoni. Non è un lavoro da macellaio, ma la cicatrice (per quanto leggera) si nota comunque. Le chiedo a gesti se posso usare il bagno, e pronta mi accompagna al bidet.
    In bagno è esattamente tutto uguale alle volte precedenti in cui ci sono stato, persino il sapone liquido è sempre lo stesso. Nonostante lei abbia da subito assunto un atteggiamento servizievole, i lavaggi di rito però li debbo espletare da solo, soltanto quando mi sto risciacquando la sento avvicinarsi alle mie spalle e appoggiarsi con quelle minuscole tettine alla mia schiena; mi passa le mani davanti e, abbracciandomi in quella posizione, inizia pian piano a leccarmi l'orecchio, per poi avanzare e cercare avida la mia bocca.
    Prima ancora che abbia il tempo di afferrare un asciugamanino di carta, la tizia mi ha già ficcato mezzo metro di lingua in gola.
    Odori e sapori strani non ce ne sono, e come baciatrice si prodiga in una prestazione da 10 e lode; scoprirò poi che il FK è decisamente il suo pezzo forte.
    Stento ad asciugarmi con quel dolce impaccio sulla schiena e le sue mani che mi accarezzano frenetiche il petto. Poi quando a fatica riesco a staccarmi da questo piccolo polipo dell'amore, le faccio segno se intende usufruire anche lei dei lavaggi d'obbligo, ma mi risponde (sempre a gesti), indicandomi la doccia, che ha appena espletato. Non mi pare un buon segno, ma di indizi sulla mancata igiene della ragazza non ne riscontro, così le concedo il beneficio del dubbio (per inciso scoprirò poi che la donzella si fa una doccia completa a conclusione di ogni rapporto).
    Mi prende per mano e mi conduce in camera, quasi strattonandomi; chiude la porta divisoria fra camera e cucina e mi spinge sul lettone.
    Avrei voglia di un massaggio preparatorio, ma viste le difficoltà di comunicazione, desisto dal chiederglielo, e le lascio carta bianca su come condurre il gioco.
    La zoccoletta non si lascia intimorire, e sdraiandosi e strusicandosi a mo' di gatta in calore, riprende il FK iniziato in bagno.
    Stavolta non si limita a vorticarmi furiosa il mezzo metro di lingua in bocca, ma mi succhia avida le labbra, iniziando prima dal labbro inferiore per poi passare a quello superiore. Alterna finti morsetti eseguiti con l'uso delle carnose appendici, e li inframezza a veri e propri morsi a strappo: quasi da lupa in calore.
    Come trattamento preparatorio (pur non scatenando la mia libidine più spinta) è eseguito ad arte, con la giusta partecipazione, tant'è che dopo pochi minuti mi dimentico che mi sta prodigando in una prestazione a pagamento e non un vero scambio di tenerezze. "Oppure no?!" è talmente brava che non sono più in grado di distinguere la finzione creata ad arte dal reale.
    Me la sto godendo da matti, e pur sapendo che deve allungare i tempi per coincidere con l'ora da me richiesta, sta facendo di tutto per diluire un po' i tempi. La cosa non mi disturba, anzi è decisamente gradevole, alla lunga potrebbe annoiare, ma non è questo il caso. Per fortuna dopo un po' si stacca dalle mie labbra per attaccarsi allo stesso modo ai miei capezzoli. Stesso copione e stessa sensazione, così penso fra me e me "chissà se quando passerà a parti più in basso ci si dedicerà con altrettanta devozione?".
    E infatti la cosa si ripete anche sul pennone. La tizia sembra si stia godendo il trattamento tanto quanto il sottoscritto, ma dal canto mio pur perso in questa immedesimazione degna dell'Actor Studio, non devo trascurare di renderla partecipe del sollazzo che mi stà procurando. Così mi abbasso e, afferrandola sotto le ascelle, provo ad indicarle che intendo passare ad un equanime scambio di piacere che normalmente prende il nome di "69".
    Reagisce prontamente e si dispone a quanto richiesto. Il bottoncino non solo è ben turgido ed esposto, ma scopro che la troietta si è effettivamente eccittata a tal punto nell'eseguire il boccaponcio che la prugnetta è realmente velata da una copiosa e deliziosa bavetta da devota lumachina. Il suo sapore è delizioso, e le scariche di lussuria che la fanno saltare come una molla ogni volta che le sfioro il clito non hanno nulla di costruito.
    La zoccola sta godendo - e non poco - di gemiti non ne sento, ma il sapore è inconfondibile, e prendo mentalmente nota che ogni volta che la sento scattare nelle sue parti basse, risponde abboccando più profondamente il mio pippolo e soffocando le eventuali grida con il mio involtino giù per la gola.
    E' un trattamento che se portato avanti in questo modo non mi lascerebbe nessuno scampo, e terminerei ignominiosamente i mie sessanta minuti in poco più della metà del tempo corrisposto.
    Mio malgrado la devo fermare per non capitolare anzitempo, così me la giro e la riporto in posizione regolare a cavalcioni del mio bassoventre. La zoccola non demorde e avvinghiandosi ad idrovora alle mie labbra inizia un'opera di smatellamento degna di un martello pneumatico: facendo ben attenzione a non infilare nature la salsiccia nel budello lubrificato all'inverosimile, cominicia a strusciare di forza la fregna ben bagnata lungo tutta la mia asta, in un movimento di bacino lento, ma inesorabile. Solo ora che sono inchiodato sotto di lei, mi accorgo che per tutto il tempo in cui si è attaccata a ventosa al mio idrante prossimo al rilascio, non ho visto una singola sputazzata nell'omnipresente fazzolettino di carta. Come tecnica orale non ha nulla da imparare la signorina, ma anzi darebbe punti anche ad una professionista quale la Staller.
    Putroppo la foga che sta mettendo nello smontarmi mi sta facendo sorgere qualche preoccupazione: la schizzata si sta affacciando prepotentemente al punto di non ritorno e nonostate tutto ciò non sono ancora ruscito ad infilzarla come vorrei. Devo cercare di calmarmi e riprendere il controllo, così provo a rallentarla, ma non c'è verso. Decido che per farmi gommare devo adottare una tecnica "terroristica" al limite della sicurezza: durante una sua risalita lungo il mio binario di carne, mi sposto di colpo più in basso in modo che la mia punta vada a piazzarsi proprio all'imboccatura della sua caverna; se dovesse affondare verso il basso il movimento la porterebbe quindi ad infilzarsi da sola con la sola carrellata di ritorno.
    Nonostante il rischio calcolato che la manovra sfoci in una "cavalcata a pelo" non controllata e guidata dalla foga animalesca che la sta pervadendo, la reazione è immediata e fulminea. Si scosta di colpo e puntellandosi con le mani al materasso si solleva staccando completamente la prugnetta dal mio chupa chups.
    Finalmente la vedo allungarsi verso il comodino e (senza neanche chiedermelo) provvedere a infilarmi prima l'impermeabile, e poi direttamente l'asta nell'umido antro. In questo momento potrei benissimo essere sostituito da qualsiasi cosa rigida e calda (come ad esempio la leva del cambio di una '500) che per lei non farebbe la minima differenza. Nonostante sia il nostro primo incontro, e quindi non siamo ancora pervenuti ad un feeling degno di nota, la signorina si sta producendo in una performance da ninfomane in calore dove il sottoscritto, più che la parte di comprimario o spalla della protagonista, è stato relegato al ruolo di pura comparsa.
    Mi verrebbe quasi voglia di girare per casa e controllare ogni estremità di vaga somiglianza fallica per capire se la donzella sia dedita anche a sollazzi in solitaria, ma dovrei interrompere quel paradiso e di farlo non mi passa neppure per l'anticamera del cervello.
    Con l'impermeabilino addosso, l'emozione è scemata quel tanto che basta a concedermi qualche minuto in più di resistenza, ma poi non troppo visto che a meno di dieci minuti dalla gommatura, la sento trattenere di colpo il fiato e una vigorosa stretta pelvica rischia di far sgusciare il mio pippolo fuori da quel caldo e avvolgente guanto che è la sua passerina. Appena rilascia un po' i muscoli, il mio pennone trova da solo la strada per reinfilarsi a forza nel tunnel, ma una seconda stretta ed un suo impercettibile movimento di assestamento sono sufficienti a premere il pulsante che indica ai miei omettini bianchi di buttarsi.
    E' fatta, sono venuto nell'ultimo tratto della corsa a movimento quasi zero, una roba mistica da coito zen, qualcosa che raramente mi è successo con una non pay e sicuramente mai con una pay.
    La mia capitolazione (seppure degna di lodi) è avvenuta in maniera non prevista.
    Stanco si, soddisfatto pure, ma esausto non ancora; così con lei dolcemente stravaccata sopra di me, e io ancora ben in profondità in lei, ho un rimescolamento di ormoni e di pensiero che mi portano a considerare se sia il caso di concedersi un bis.
    Il pieno al bancomat lo fatto, ma ho prontamento suddiviso il malloppo in varie pezzature e in differenti tasche, così da non invogliare la gentil donzella ad inopportune speculazioni al rialzo. Dal canto suo però scoprirò a momenti che non è questo il suo caso. Il mio dolce fiore si è così ben accoccolato sopra di me, che mi par quasi un peccato doverla spostare, ma non ho alcuna intenzione di interrompere l'incontro a questo punto, così dandole prima dei leggeri colpetti sulle spalle e poi afferandola e costringendola a puntellarsi sui gomiti, la scosto quel tanto che basta per poter iniziare una pseudo conversazione vis a vis.
    Scegliendo accuratamente le parole, provo chiederle "ancora???", sul momento è talmente ricoglionita che non afferra, poi quando faccio per tirarmi via da sotto di lei per raggiungere una delle tasche in cui ho stivato una piccola quota di malloppo (avendo capito che l'arte visiva le è ben più congeniale nella comprensione che il mio schifosissimo sproloquiare in cinese), lei prima guarda il suo cellulare poggiato sul comodino e pensandoci su un momento, poi mi risponde "ok!" ma mi fa segno indicando il telefono e poi mimando il mio stesso gesto dello sfregamento dell'indice e il pollice tiene a precisare "altlo!".
    Mi sembra quasi di leggerle nella graziosa testolina quello che le passa per il cervello, sembra quasi che voglia dirmi: "per me il secondo giro te lo farei fare anche gratis, ma ho una boss che mi conta il tempo, e quindi....."
    Ormai sono sicuro del mio punto di forza così, per ribadire l'accordo, mi alzo dal letto e a colpo sicuro tiro fuori da una tasca tre biglietti da 10 opportunamente preparati. Lei dal letto non li guarda neppure e mi fa cenno con la mano, "ok lasciali li sul tavolo", poi sia alza e corre in bagno.
    La seguo pensando anche io di sgommarmi e darmi una ripulita prima di iniziare il secondo round, e invece la trovo nella doccia che si sta insaponando tutta dalla testa ai piedi, mentre mi guarda, sorride e canticchia.
    La sua allegria è contagiosa, mi fa cenno di raggiungerla nella doccia, ma visto lo spazio alquanto ristretto e la mia mole non proprio da scricciolo, le faccio segno che potrei scivolare e causare ad entrambi del male. Le fai spallucce e voltandosi proditoriamente di schiena, mi presenta una lato che finora mi aveva tenuto nascosto: ha decisamente un bel culo, la curva della vita è stretta quel tanto che basta per accentuare una finta rotondità di fianchi e porre in risalto un fondoschiena che (pur non essendo proprio il pezzo forte delle asiatiche) su quel corpicino non è per nulla sgraziato.
    Si vede che il mio sguardo ha indugiato fin troppo su quel ben di Dio poiché mi accorgo che ha voltato la testa verso di me solo quando rialzo lo sguardo e la trovo di nuovo a sorridermi con quella sua allegria contagiosa. Si vede che ho fatto talmente una faccia da co$lione quando stavo rimirando quel culo che lei scoppia improvvisamente in una risata, e assestandosi una manata a schiocco sulle natiche e cacciando fuori la lingua, se la passa prima sul labbro superiore e poi su quello inferiore.
    Mi viene da pensare che questo giglio asiatico nasconda un animo da ninfomane di tutto rispetto, oppure ho avuto uno di quei colpi di fortuna che a sentirli raccontare da altri ti viene immancabilmente volgia di mandare a ca$are il pallonaro di turno; e invece stavolta è capitato a me.
    Mi accomodo sul bidè e provvedo a ripulirmi dai miei stessi fluidi, stavolta però senza quel dolce impaccio del polipetto attaccato alla schiena. Finisce prima lei e la vedo schizzare in camera con ancora l'asciugamano annodato sotto le ascelle, infatti il suo telefono ha preso a squillare. Molto probabilmente è la mamasan che si informa se va tutto bene, visto che il "cliente" è dentro da troppo tempo.
    Quando ritorno in camera la trovo accanto al tavolo, con il telefono stretto fra la spalla e l'orecchio, e le mani impegnate con quei "miseri" tre biglietti. Sul momento ho il sospetto che voglia rinegoziare l'importo, poi inaspettatamente la sento sbraitare come una belva inviperita nel microfono, mollare i soldi sul tavolo, e afferrando il telefono e portandoselo davanti agli occhi la sento ripetere due volte la stessa frase, scandendo per bene ad alta voce esattamente le stesse parole, poi si volta e mi allunga di scatto il telefono. Devo aver fatto una faccia spaventata, perché non ho proprio idea di che casino io abbia combinato, e lei deve essersene accorta, così con un'espressione un po' più addolcita mi fa segno di prendere il telefono e di ascoltare quello che la mamasan ha da dirmi.
    Mi aspetto che dall'altro capo la tizia inizi una sfibrante contrattazione all'ultimo sangue, e invece contro ogni logica al mio "pronto", la mamasan inizia a farmi le sue scuse per averci interrotto e che non aveva capito che avevo pagato per una doppia; poco ci mancava che mi proponesse di venire lì e farmi un boccaponcio di sentite scuse.
    Misteri dell'accoglienza orientale.
    Quando le restituisco il telefono la scena è quasi surreale, sembra quasi che i ruoli fra lavorante e mamasan si siano invertiti, la tipetta è un peperino di tutto rispetto; e chi se lo immaginava che uno scoiattolino di si tal fatta nascondesse l'animo battagliero di un animale da preda. Concluso l'acceso scambio verbale al telefono, la vedo aprirsi l'asciugamano di fronte a me e avviarsi verso il lettone.
    Si stende a pancia sotto e puntellandosi su un fianco si volta verso il sottoscritto, mimando un'aria lasciva si accarezza quello che fino a pochi istanti prima era l'oggetto della mia ammirazione sotto la doccia.
    Il suo sguardo è un invito a cui non posso sottrarmi, così mi sdraio di fianco a lei, che - sempre puntellata su un gomito - inizia a sbaciucchiarmi mentre con la punta di un dito inizia a disegnarmi girigori immaginari sul petto.
    Momenti di tregua non me ne concede e la vedo partire decisa ad abboccarmi il pippolo, a questo punto credo di aver scatenato una belva famelica perché è lei che (diciamo così) ha completamente in mano "la situazione".
    Mi abbandono cercando di fare del mio meglio perché l'asta risponda alle sollecitazioni imposte, ma con un così breve tempo di ripresa la vedo alquanto dura. Il suo lavorio di bocca è veloce, ma non per questo sbrigativo; ci si sta mettendo davvero d'impegno a ripassarmi ogni centrimetro di pelle, ogni grinza, ogni più piccola pieghetta del mio prepuzio viene esplorata, umettata e lubrificata.
    Pochi minuti di questo trattamento rinvigorente e il pennone è di nuovo sull'attenti. Anche stavolta l'incappucciamento parte deciso e immancabile solo che, per non lasciarle troppo campo d'azione, decido di condurre io stesso il gioco e pertanto me la posiziono sotto in una missionaria "molto aperta", al limite di una spaccata.
    Le sue mani però non hanno alcuna intenzione di lasciarmi governare la partita, così avvinghiate sui miei fianchi - con le unghie che quasi mi penetrano a forza nella pelle - la sento darmi il ritmo e incitarmi a sbatterla sempre più violentemente e in profondità.
    Putroppo il suo ritmo non coincide col mio, così quella "sollecita guida" che in altre circostanze mi avrebbe notevolmente agevolato, in questa situazione sta rischiando di ammosciarmi. A stento riesco ad interromperla e le propongo di passare ad una più "distaccata" pecorina, confidando nel fatto che in questa posizione le sue mani sono impegnate a sorreggere il suo peso e sono quindi più libero di dare io stesso il ritmo che mi aggrada.
    Alla vista di quel delizioso fondoschiena, ho il deciso impulso di trapanarle il secondo canale, ma il mio tentativo viene prontamente deviato, poiche appena sente avvicinarsi la cappella allo stretto pertugio, mi afferra il bigolo da sotto e lo conduce lei stessa in ben più agevole e lubrificata destinazione.
    Poco male, la visione di quelle rotondità mi stanno dando decisamente alla testa, e la signorina sotto di me continua imperterrita a dare il ritmo alla cavalcata; infatti non si accontenta di subire i miei assalti alla sua caverna del tesoro, ma a testa bassa e aiutandosi con le braccia, spinge a più non posso il suo posteriore contro il mio bassoventre, cosìcché ad ogni mio colpo ne corrisponde proporzionalmente uno suo direttamente contrario al mio movimento.
    Il letto si sta muovendo, seguendo il percorso dei nostri affondi e sbattendo sonoramente contro il muro, ma entrambi siamo presi da tutt'altro, e preoccuparci di rumori molesti da noi prodotti è proprio l'ultimo dei nostri pensieri.
    Finalmente al termine di questa monta selvaggia - e con le ossa del bacino decisamente doloranti per colpa non tanto degli assalti da me portati, quanto più di quelli subiti in contraccolpo - mi vedo costretto a capitolare per la seconda volta. Visto il modo in cui è stato portato avanti questo nostro secondo scambio, una conclusione con urlo alla Tarzan da parte mia non sarebbe stato fuori luogo, ma poiché di fracasso ne abbiamo già prodotto a sufficienza, mi limito ad un grugnito maialesco di goduria, prima di crollarle a peso morto sulla schiena.
    La donzella non si scompone e accetta che il mio non indifferente peso la inchiodi definitivamente al materasso, anzi inizia a ridere e a sbuffare di contentezza e di soddisfazione; non accenna minimamente a togliersi da sotto di me, né tantomeno a sfilarsi la mia salsiccia da dentro, ma si gode le mie ultime contrazioni, sincronizzando le strette dei suoi muscoli vaginali con il ritmico pulsare della mia sciabola da combattimento.
    Sono trascorse due ore piene dal mio ingresso nell'appartamento e lei ancora ha la forza di sorridermi; appena mi scosto coglie l'occasione per rigirarsi e, tirandomi per il collo, mi forza a ridistendermi sopra di lei. Sono completamente esausto, ma non posso sottrarmi ad un ennesimo FK che mi stampa a piena lingua.
    Per un momento ho un attimo di terrore pensando di aver concluso troppo presto e averla lasciata a metà sul più bello - cosa che mi causerebbe un enorme dispiacere - ma a quanto sembra il FK elargito è un sigillo a conclusione della battaglia e non un incitamento a continuare (fortunatamente per me).
    Il resto dell'incontro è avvolto in una nebbia confusa di gesti e abitudini ormai consolidate, io che riprendo fiato sdraiato sul materasso e lei che corre in bagno per fare i soliti gargarismi e a darsi una rinfrescata in attesa del prossimo cliente. Solo quando ho il tempo di risistemare un po' i pensieri mi accorgo che non le ho chiesto neppure il suo nome; così quando ritorna, provo a fare un po' di conversazione. Putroppo il mio cinese è pari al suo italiano e mi servono diversi tentativi prima di scucirle un nome: Anna parrebbe, ma molto più verosimilmente dovrebbe essere un Hann. Di altro non riusciamo a discutere, e mentre mi stramaledico nuovamente per la mia incostanza nello studio della lingua cinese, lei mi aiuta a rivestirmi. Il suo sorriso e la sua allegria sono così coinvolgenti che mi vien voglia di buttare lì una battuta sul fatto che mi sembra di esser tornato piccino, ma fatico a spiegarmi, così la lascio, sempre sorridente e allegra, tant'è che quando esco dall'appartamento mi par di sentire sulla schiena lo sguardo di quegli occhi così caldi e pieni di vita che per due ore sono stati la mia gioia e la mia contentezza. La sua allegria mi ha così contagiato che, sul percorso per tornare alla macchina, mi scopro sovrappensiero a canticchiare e fischiettare lo stesso motivetto che le ho udito intonare mentre faceva la doccia. Peccato per il fattore comunicazione (ma non si può avere tutto dalla vita) così mentre avvio la macchina mi riprometto di tornare a trovarla al più presto, almeno prima che cambi definitivamente location e che la perda del tutto di vista.

  • NOME SCONOSCIUTO (o meglio non chiesto) - Usmate Velate (indicazioni precise sono 45.651496,9.362151) Via Vittorio Emanuele II al 10 (20-11-2011)

    Anche questa domenica mi sono ritrovato abbandonato al mio destino alla continua ricerca di gnocca fresca dagli occhi a mandorla.
    Della Lili di Arcore ne avevo piene le scatole (visto il suo disinteresse dimostrato l'ultima volta a mantenersi l'aficionado) così decido di partire all'avventura e provare a vedere di persona una donzella dell'estremo oriente che già da un po' sta solleticando la mia curiosità: trattasi dello scaldabagno (o almeno così descritto da qualcuno che c'è stato prima del sottoscritto) che riceve ad Usmate Velate.
    Nei meandri della mia memoria ricordo che ad Usmate riceveva in Via Roma, almeno un paio d'anni fa, una graziosa (quando indisponente) fanciulla orientale che ebbi modo di incontrare durante i miei primi tentavi di esplorazione del continente asiatico. L'indisponente donzelluccia non opera aimé più sul nostro territorio, in quanto si fece rea (a beata innocenza dei figli del piccolo padre) di un tentativo di corruzione all'indirizzo di una solerte coppia di forze dell'ordine che, chiamati da alcuni condomini dello stabile in cui operava ad indagare sulle frequentazioni dell'appartamento in questione, vide bene di provare ad offrire (se non ricordo male) qualcosa come un mazzo di 500 rose per chiudere un okkio sulle sue attività.
    Prontamente arrestata, veniva rimpatriata con foglio di via obbligatorio.
    Memore di tali tristi ricordi, decido alquanto dubbioso di scoprire se sia la stessa protagosista di allora.
    La chiamo al numero pubblicizzato 366-4128877 e, armandomi di santa pazienza, provo a cercare di capire in che via operi. Insperatamente la signora si esprime molto bene in italiano dandomi con sicurezza la Via Vittorio Emanuele II al nr 10, ciò - pur facendomi scattare il solito campanello di "allarme centralinista" - non mi fa però desistere, almeno dallo scoprire che tipo di grazie possa la gentil fanciulla elargire ad un cauto visitatore.
    Faccio per impostare la via sul navigatore, quando ricevo inaspettatamente una chiamata sul mio numero dedicato al contatto con le mandarine; è un numero mai visto, quindi un po' per curiosità e un po' per non lasciar cadere nel vuoto una "possibile richiesta di aiuto" da chissa quale gentil fanciulla, rispondo immantinente.
    La vocina che sta tentando di comunicare dall'altra parte del telefono appartiene sicuramente ad una delle mie amiche, e mi sembra quasi di riconoscere la voce, ma non riesco ben ad identificare chi possa essere, ancor meno quando a domanda la donzella risponde che è la Lilly (e che cavolo, ma un po' di fantasia nello scegliere i nomi no, eh.....).
    Pausa imbarazzante di silenzio, prontamente dissipata dalla signorina la quale mi dice che ero solito frequentarla presso quella famosa casina di Via De Gradi.
    Ora ricordo, è quell'unica Lilly di corporatura ben più massiccia delle sue connazionali: alta come il sottoscritto, ma non in sovrappeso, e comunque con un bel paio di spalle ben piazzate (merito forse anche del fatto che sia stata l'unica che frequentavo inizialmente puntualmente più per la professionalità del massaggio che per le altre doti di sollievo da lei elargite). Mi ricordo con piacere di tutti i nostri incontri; sia i primi timidi tentativi di affiatarci, sia i memorabili ultimi incontri durante i quali abbiamo esplorato entrambi diverse modalità di intrattenimento reciproco, arrivando anche ad una pratica particolarmente gradita alla signorina, la quale armata di un discreto strap-on si accinse a praticare con entusiasmo un'appagante inversione di ruoli.
    Purtroppo non ho modo di tornare a frequentarla in quanto trasferitasi di forza a Bologna e lasciandomi orfano di tali godimenti, la solerte signorina però non mi ha affatto dimenticato e (già conoscendo la risposta) mi domanda perché non abbia continuato a frequentare la casina De Gradi anche in sua assenza.
    Per solleticarla un po' nel suo orgoglio personale, mento spudoratamente e le confido che in sua assenza non vale affatto la pena tentare di trovare rifugio in braccia che non siano altre che le sue.
    La risatina di imbarazzo, mista a compiacimento, che provoca la mia spudorata menzogna è qualcosa di indescrivibile a parole, e ben più appagante è la sua seguente affermazione: "quando io tolno Monza, io me chiama subito te; tu-me piaci tanto tanto, io volele fale te tanto lungo-lungo. Ciao ciao".
    La cosa mi fa anche ricordare quei due o tre nostri incontri durante i quali, interrotti fra due sessioni di intrattenimento reciproco, la robusta donzella provvedeva a ricevere l'inportuno nuovo cliente chiudendomi a chiave nell'altra camera, tornando a liberarmi e a riprendere la battaglia solo dopo averlo servito.
    Bei ricordi, ma non potendo vivere di soli ricordi, mi accingo a dare seguito all'appuntamento preso con la signorina di Usmate.
    Arrivare ad Usmate non è difficile, mi basta proseguire dritto sulla stessa strada che taglia in due Arcore, un paio di svolte, qualche semaforo e mi trovo più o meno a destinazione secondo quanto affermato dal navigatore. Trattasi di pieno centro di piccolo borgo, con pochi parcheggi e viuzze strette, poco male perché trovo un posto libero in un parcheggio davanti ad alla Società Cooperativa Alba. Solo che non mi tornano i nomi delle vie, e francamente ci sono pochi cartelli, quindi non sono sicuro della correttezza dell'indirizzo.
    Per non incasinarmi di più decido di esplorare i dintorni a piedi; errore fatale, infatti la Via Vittorio Emanuele è lunga un paio di Km e io ho la sfiga di decidere di esplorarla nel senso opposto alla mia destinazione (anche perché il navigatore non mi è di grande aiuto in questo caso). Quando mi accorgo di aver iniziato l'esplorazione del territorio in senso opposto sono ormai zuppo di sudore, e ho le palle talmente piene che sono decisamente tentato di tornare alla macchina ed andarmene.
    Mi trattiene il pensiero che la donzella è stata precisa nel darmi le indicazioni e non mi parrebbe giusto darle il bidone.
    Quindi armato di nuova pazienza provo a identificare il luogo di ricevimento.
    L'impresa è alquanto ardua, per aiutare l'identificazione delle vicinanze bisognerebbe dire che quando si vede il cartello del CAFFE' BORGIA si è quasi a destinazione. Il punto preciso è indicato dalle coordinate (45.651496,9.362151). Arrivato a destinazione chiamo la signorina per chiederle se è pronta a ricevermi; ho però un momento di panico quando lei mi dice che non mi vede e che per lei non sono ancora arrivato; "ca$$o, ho sbagliato alla grande indirizzo" penso, poi visto la sua dimestichezza dell'italico idioma, provo a descriverle che sono all'interno di un cortile di una casa di corte con un portone bianco. Mi rassicura subito dicendomi che "allola tu già entlato! bene bene; plima polta destla, tu sale secondo piano, io venile giù". A parte che penso a "come ca$$o faccio a salire se tu vieni giù a prendermi", ma desisto e aspetto paziente.
    Effettivamente scende subito e mi apre la porta dell'accesso alle scale. Come volevasi dimostrare le foto non corrispondono per nulla alla signora, ma nel complesso anche come primo impatto non è del tutto da disprezzare: è un "filino" sopra i quaranta, ma magra e "piccolina"; più o meno una bambolina delicata. Come lato estetico è pienamente nello standard delle china "anzianotte", ma nel complesso non si può oggettivamente definire uno SCALDABAGNO. Se dovessi trovarle una definizione opterei magari per uno di quei "vecchi mobiletti stretti e lunghi in finto brocantage che si vedono spesso negli appartamenti delle vecchie zie o lontane parenti della nonna".
    Visto che molte volte tali passatelle compensino il non eccelso lato estetico con prestazioni da tigre del materasso di tutto rispetto dovute ad "anni" di esperienza in tal campo, decido almeno di testarla prima di dare un qualsiasi giudizio.
    Mi precede per le scale e mi fa accomodare al secondo piano. Appena entro nel tre locali, mi si paventa una sorpresa, la mia guida non è colei che mi intratterrà.
    Ad accogliermi in vestaglia chiara e con lingerie coordinata è una sua collega, più alta, più giovane, magari un filino più in carne e con un grazioso viso da signorina di trent'anni, ma di aspetto meno marcatamente orientale della signora.
    Non capisco se la guida sia la mamasan, ma sul momento non me ne importa, anzi ho quasi la tentazione di provare a vedere se magari posso prima testarmi quella graziosa per poi vedere se mi rimane abbastanza stomaco per provare anche l'altra, ma sicuramente non sono intenzionato a espletare una doppietta in contemporanea.
    La giovane mi fa accomodare in camera, separandola dalla cucina-ingresso dove rimane l'altra. Chiedo quanto sia l'obolo da versare e saldando senza tentare di ridurre il mazzo di 80 rose richiesto, chiedo cortesemente l'uso del bagno. In previsione dell'idea di tentare di farmi dopo anche la più anzianotta, non ho provato a scendere di prezzo per non innescare atteggiamenti spiacevoli di "velocizzazione" delle manovre o ancor peggio del tipo "levati subito dai coglioni appena hai fatto".
    Espletati i lavaggi di rito (cui peraltro la donzella non partecipa adducendo che ha appena fatto la doccia) ci accomodiamo sul comodo lettone. Lenzuolino fresco di stiratura preso dall'armadio e via alle danze.
    Richiedo un massaggio preparatorio, ma quello che ottengo è un delicato "sgrattinamento" ammiccante sulla schiena. Il paragone con la mia vecchia amica Lilly della telefonata precedente mi viene subito alla mente. Putroppo la donzella è negata sia per la parte del massaggio vigoroso vero e poprio che per quella maliziosamente ammiccante del preparatorio alle danze.
    L'unica parte piacevole della preparazione arriva al momento di solleticare i gioelli di famiglia attraverso le mie gambe aperte. L'operazione è condotta con movimento circolare da dietro, effettuato con la mano sinistra, mentre la destra mi accarezza dolcemente la schiena.
    Fatidico "gilale" a dieci minuti secchi dall'inizio.
    La comunicazione è pressoché zero, il che mi induce a pensare di aver parlato solo con la sua coinquilina, ma la signorina si prodiga in altra arte oratoria.
    Pur avendo assistito alla mia pulizia in bagno, provvede a dare ulteriore ripassata con fazzolettino per bimbi. Il BBJ viene condotto con il solito delicato approccio di linguetta saettante su tutta la cappella porcina e con qualche occasionale toccatina e fuga lungo l'asta. I gioielli di famiglia vengono largamente evitati (anche se la mattina stessa avevo provveduto ad una rasatura completa delle parti interessate). Anche questa operazione non può essere considerata degna di lodi sopra la media, ma quantomeno noto un timido accenno di coinvolgimento quando - staccandosi dalle mie parti basse - decide di solleticare allo stesso modo i miei capezzoli.
    L'incontro è condotto però in maniera un po' svogliata, come sempre mi sovviene di pensare che spesso quando ho la fortuna di incappare in qualche esemplare esteticamente degno di nota, poi mi ritrovo con un ben misero risultato in campo pratico.
    Per non inficiare il report della prestazione con dei pregiudizi sul binomio bellezza-svogliatezza, tento di scaldare un po' l'azione provando a restituirle in parte il favore prodigato.
    Le chiedo di passare ad un classico 69. In questa nuova pratica l'operatrice ha un fugace accenno di piacere, che però coincide putroppo con un suo passaggio ad una "vigorosa" e non richiesta velocissima opera manuale.
    Poche sono le vere donne che riescono a far coincidere il loro "piacere" personale con una ricerca ed una curata attenzione per il piacere del proprio partner.
    Putroppo la signorina si dimostra una scarsa operatrice di settore, più dedita al controllo del tempo che alla qualità e alla generosita della prestazione offerta oppure ricevuta.
    Sempre con il pensiero di coinvolgerla più personalmente nell'incontro, le chiedo di interrompere la manualità della sua azione per accomodarsi e ricevere quello che reputo possa essere per lei un ben più gradito DATY.
    Mi accontenta, ma pur cercando di tirar fuori il meglio delle mie performance, il risultato è qualcosa di artificioso, finto e (pur notando degli evidenti segni di gradimento) tendente alla conclusione più che alla danza fra due spiriti che cercano di liberarsi dalle catene della carne rifugiandosi nell'estasi del godimento reciproco.
    Fortunatamente il mio corpo sta reagendo in maniera positiva e non mi sta lasciando per strada. Decido a questo punto di vedere cosa mi potrebbe riservare il portare l'azione su un livello superiore, così decido di farmi gommare e provvedere a fiocinarla per bene a missionaria.
    L'azione riesce in maniera estremamente facile, grazie alla copiosa opera di lubrificazione precedentemente condotta, ma i segni di insofferenza non tardano a manifestarsi allo scoccare dei 10 minuti di pompatura. Pur non avendo ancora raggiunto dei discreti livelli di eccitazione decido di fare un tentativo di conclusione, così le chiedo cortesemente di cambiare a pecorina.
    Prontamente accontentato, devo però giungere a conclusione quando la mia cavalcatura mi intima in un perentorio "tu finile" di velocizzare l'azione.
    Chiudo rilasciando nel gommino, pago ma non completamente soddisfatto.
    L'idea di provare anche la sua coinquilina mi ha ormai abbandonato, così decido di rivestirmi e lasciare l'appartamento.
    Questa volta la guida non mi accompagna fino in fondo all'atrio ma mi lascia sull'uscio di casa.
    Scendendo le scale mi sorprendo a pensare come sarebbe potuto svolgersi l'incontro se al posto della più giovane avessi insisito per avere uno scambio con l'anzianotta.
    Molto probabilmetne non si sarebbe scostato di molto da quanto ricevuto.
    Oggettivamente dovrei concludere che probabilmente la signorina è stata frenata un po' nell'azione dalla presenza della coinquilina nell'altra camera, oltre a quanto ottenuto non avrei potuto sperare in qualcosa di meglio anche optando per una doppietta contemporanea delle due donzelle; infatti questa pratica l'ho trovata consigiabile solamente quando le due signorine sono effettivamente ben in sintonia fra di loro e a proprio agio durante un incontro a tre.
    Putroppo questo tipo di pratica fra le orientali è una chimera, una figura mitologica pressocchè impossibilie nella sua realizzazione se non nei film porno, data l'eccezionale chiusura e pudicizia che le caratterizza.
    Penso inoltre che persino la Lilly di De Gradi (che tanto si diverte a sodomizzarmi in ogni posizione che le balena per la mente) potrebbe trovarsi in difficoltà avendo nei paraggi una sua connazionale - non che si sottrarrebbe alla bisogna - ma il risultato molto probabilmente sarebbe un disastro sul coinvolgimento lubrico, tale da far passare a chiunque la voglia di ritentare la pratica.
    Annoto mentalmente per la prossima volta di evitare accuratemente incontri che prevedano più di due persone nello stesso appartamento, anche se al rientro della Lilly potrei provare a sondare il terreno se si sentisse disposta a fare un tentaivo in tal senso (o meglio se ha qualche amica, ben fidata e collaudata, che possa coinvolgere occasionalmente in una vivace tripletta fra amici).

  • Terza (ed ultima volta) con la LILI di Arcore (13-11-2011)

    Eccomi di nuovo a parlare della LILI di Arcore. Stavolta complice l'ormone impazzito mi ritrovo a dover decidere come e con chi trascorrere la mia consueta ora di sollazzo domenicale.
    Sebbene sia molto tentato di visitare per la prima volta la signora che riceve a Lissone in Via Dante Alighieri, almeno per capire come sia di persona, opto alla fine per tornare dalla mia ultima scoperta. La mia intenzione è quella di fidelizzarmi il più possibile la donzella, anche in vista del fatto che la mia amante abituale mi ha da poco comunicato che anche per questo mese non ci sarebbe stata la possibilità di un suo ritorno presso i lidi meneghini.
    Purtroppo la mia scelta si rivelerà non propriamente azzeccata; ma procediamo con ordine.
    Sono le dieci di mattina quando mi ritrovo pronto e lindo per l'incontro, ma di replicare esattamente l'ultimo incontro mi sembra alquanto misero, così decido di fare una capatina a quel famoso ingrosso-dettaglio di cianfrusaglie cinesi, per vedere se riesco ad accaparrarmi un nuovo completino che mi solletichi un po' nelle mie perversioni.
    Ed è così che girando fra scaffali e ravanando fra i vari vasconi, mi imbatto in un costume da sexy poliziotta americana completo quasi di tutto: cappello con distintivo, minitop a rete con scritta POLICE coordinato con pari culotte a rete, autoreggenti a maglie larghe, divisa elasticizzata con zip frontale, cinturone e manette di plastica, il tutto per 24 euro. Manca evvero pistola giocattolo con fondina, che non mi riesce di trovare fra i vari scaffali. Poco male perché girando ancora fra i vari corridoi mi imbatto anche in alcuni sextoy per adulti; lampo di genio: perché non comprare un bel vibratore da infilare nel cinturone a mo' di sfollaggente o quantomeno come "arma d'ordinanza"?
    Mi allungo per prendere qualcosa che non sia troppo "ingombrante" o troppo "eccessivo" e alla fine opto per un grazioso vibratore rosa lungo una spanna rivestito di silicone con sporgenze arrotondate su tutta la superificie. Il prezzo è abbordabile, 8 euro più un altro euro per le batterie e sono a posto.
    Alla cassa la signora-ragazza cinese mi sorride gentile, e provvede ad imbustarmi gli acquisti.
    Se non sapessi per certo che è ammogliata e che il marito è li presente che gira fra gli scaffali, azzarderei qualche battuta di dubbio gusto, quantomeno per sondare un po' il terreno, ma la signora -per quanto gentile e per nulla imbarazzata- è li per vendere ben altra mercanzia rispetto a quella a cui miro; quindi desisto e ritorno alla macchina.
    Nel bagagliaio ho già provveduto a mettere tutto il mio armamentario bondage in ordine all'interno di una capiente sacca 24 ore anonima.
    L'armamentario finora raccolto comprende:
    1) 4 cinghie fast-on con moschettone da fissare alla rete del letto, per una rapida installazione e rimozione;
    2) 2 polsiere e 2 cavigliere autoconfezionate con cinghie rigide di cotone a più strati, munite di anelli in acciaio per poter essere agganciate alle cinghie fast-on di cui sopra;
    3) strap-on della vacu-lock con dildo di misure non esagerate (per tutti quei giochi di femdom non troppo spinto che potrebbero venirci in mente sul momento);
    4) due ovetti vibranti non remote;
    5) la precedente mise da collegiale;
    6) l'attuale mise da poliziotta americana;
    7) in ultimo il mini vibratore rosa (che ho intenzione di lasciare alla signora a cui farò visita)
    Provvisto di tutto quanto sopra mi dirigo verso Arcore e parcheggio nella solita vietta laterale.
    Chiamo la donzella e visto che al momento è libera mi fiondo attizzato come un suino maremmano sotto il suo portone.
    L'androne delle scale è deserto come al solito, e spero ardentemente che la signora non mi apra con quelle orride ciabatte fucsia dell'ultima volta.
    Infatti non calza più quegli orrori, "ma di peggio": ha sostituito le ciabatte di spugna con due scarpine in "plastica bianca"; solito completino sexy e minimo, sormontato però da giacca della tuta con cappuccio (sempre fucsia) in ciniglione spesso.
    Dire che mi cadono i marones è dire poco; la dea orientale si è trasformata nella tipica casalinga scoglionata in meno di due settimane.
    Vabbè, per fortuna il completo antistupro viene immediatamente tolto e mi rimane "nature", ma comunque con la retina degli occhi bruciata da tale precedente obbrobrio, la sola vista di come mamma la fatta, non è che sia in grado di attizzarmi più di tanto l'ormone; speriamo nel completo e nella capacità della donzella di sapersi calare nella parte da tutore dell'ordine.
    Tiro fuori il completo e, mentre la volta precedente una certa curiosità era stata smossa, stavolta vengo accolto da una certa aria di "ma come ca$$o ti ragiona il cervello, che non ti basto così, me dai due colpi così ti levi dalle balle e te sbrighi".
    Realizzo all'istante che questa è l'ultima volta che frequento la LILI, non è per nulla all'altezza della perversione della mia amante di sempre; comunque sono in ballo e pure lei e quindi balliamo.
    Si veste, e come l'altra volta va a darsi una guardata allo specchio del bagno, si aggiusta un po' il cappello, ma decide che le da troppo fastidio, così lo accantoniamo.
    Torniamo in camera e nonostante l'iniziale scoglionatura della signora, si appresta comunque in qualche modo ad entrare nella parte. Prende le manette di plastica e provvede ad ammanettarmi le mani dietro la schiena; errore, le manette sono solo un complemento estetico al costume e appena mi spinge sul letto il mio peso è sufficiente a far saltare uno degli anelli. Mi abbocca nature il pippolo e inizia la sua consueta opera di lucidatura dell'asta. Io provo a tenere le mani dietro di me, ma non riesco a finger a lungo, così la fermo e dopo essermele tolte, provvedo a sostituirle con le ben più robuste polsiere autoconfezionate. La signora torna ad ammanettarmi le mani dietro la schiena con un ben più robusto moschettone in acciaio.
    Ora va decisamente meglio. Le polsiere sono morbide e non ci sono parti sporgenti che facciano male, ma sono comunque sufficientemente robuste da resistere alla mia trazione.
    Riprendiamo dal punto in cui ci siamo interrotti, ma comincio da subito a notare una certa svogliatezza nel portare avanti l'azione; andiamo avanti per venti minuti buoni con la mia netta impressione che voglia farmi concludere in fretta di bocca.
    Cambi di registro non ne noto e non mi è difficile ritardare la mia capitolazione fino all'infinito.
    Sono io a questo punto che la fermo e le chiedo se non gradisce che le renda il favore; la mia intenzione sarebbe quella di trovarmela seduta sulla bocca come nel nostro precedente incontro, ma lei ha intenzioni diverse, così dopo essersi sfilata le culotte in rete si dispone prontamente in un gradevole (ma comunque non richiesto) 69, con il sottoscritto sempre fermamente bloccato con le mani dietro la schiena.
    Andiamo avanti così per un po', solo che stavolta pur notando che il mio lavorio di lingua non è del tutto indifferente ai piani alti, sento che lei invece nelle mie parti basse è partita con un lavoro di mano a velocità massima. Mi tocca fermarla e dirle di rallentare per ben tre volte; non ci siamo per nulla, mi sta scadendo ogni secondo che passa, non capisco cosa le sia successo, ma qualcosa è intervenuto a rovinare una discreta operatrice di piacere.
    Sono di nuovo io a prendere l'iniziativa e a chiederle di passare ad una ben più proficua cavalcata; al che la donzella provvede a spogliarsi della divisa rimanendo con il solo top a rete con scritta POLICE. Mi incappuccia e lasciandomi ammanettato si infila l'asta in caverna.
    Inizia lenta e in modo discretamente partecipe, ma senza mai guardarmi in faccia, si vede lontano un miglio che intende raggiungere l'orgasmo per conto suo, lasciando il sottoscritto in balia di se stesso. La mia amante questo non l'avrebbe mai permesso, infatti ogni volta che assume un ruolo attivo (come questo) si sente in dovere di controllare il mio livello di eccitazione ad ogni istante, ritardando o velocizzando alla bisogna. Con lei sarebbe stato decisamente diverso, vuoi per partecipazione, vuoi per coinvolgimento mentale oppure anche solo per puro spirito di perversione fine a se stesso.
    Infatti come volevasi dimostrare, appena sento la scarica di contrazioni pelviche attorno alla mia asta, anche l'ultimo briciolo di partecipazione svanisce come neve al sole. Si professa stanca e con una certa dose di pragmatismo mi comunica che ora è il mio turno di "concludere". Vuole invertire le parti (ma solo per quanto riguarda la disposizione fisica e non invece il ruolo di top e bottom) quindi mi afferra e sempre lasciandomi ammanettato e fisso in lei, mi aiuta a raddrizzarmi. Seduti l'uno di fronte all'altro provo ad assestere qualche colpo, ma non avendo la completa liberta della mani, mi riesce alquanto difficile. Quindi provo almeno a passare ad una posizione inginocchiata, cercando di non sfilare il pippolo dalla comoda sede. Anche in questa nuova disposizione sono alquanto impacciato e finisco con lo sdraiarmi sopra di lei che si è portata in posizione classica di apertura a missionaria.
    Per quanto possa essere piacevole anche questa pratica, non sento montare il momento fatidico, così è lei stessa che provvede a sganciarmi il moschettone e a liberarmi le mani. Ora posso agevolmente pomparla di violenza, ma ancora non sento smuoversi il momento fatidico; molto probabilmente non sento partecipazione e pertanto il mio corpo reagisce di conseguenza.
    Visto le premesse non potevo aspettarmi qualcosa di diverso, così mi fermo e provo a convincerla a farmi concludere in maniera "rovesciata"; ovvero provo a tentare di farle indossare lo strap-on per permetterle di finirmi di mano mentre mi pompa lei a missionaria.
    La risposta è un granitico diniego, "perché non le piace in quel modo", ca$$o che risposta del menga: vorrei spiegarle che non deve piacere a lei ma al sottoscritto, ma non c'è verso, rifiuta su tutti i fronti.
    L'unica pratica che riesco a strapparle è la consueta vestizione della sua manina con il gommino e conseguente mungitura prostatica.
    Concludo in questo modo fra le sue mani.
    La prestazione non è stata scadente, ma in un certo modo mi ha lasciato un po' deluso.
    Saldo il dovuto come le altre volte, per un totale di circa 45 minuti abbondanti, ma pur salutandola come al solito, mi dico che questo è proprio il nostro ultimo incontro.
    La donzella ha esaurito tutto quanto poteva elargirmi, in più ha rifiutato che le lasciassi il vibratorino rosa come ricordo.
    Quando lascio l'appartamento il mio pensiero non è per la dea orientale ormai trasformatasi in sciatta casalinga, ma piuttosto a quanto tempo dovrà ancora passare prima del ritorno della mia generosa amante fissa.

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